55.000 Lavoratori Senza Reddito e Senza Pensione: Ecco Cosa Succederà nel 2027

Migliaia di persone hanno lasciato il lavoro anni fa con un’uscita “assistita”, firmando accordi che indicavano una data precisa di pensionamento.

Ora, però, quella data può spostarsi in avanti. E il problema non è teorico: secondo la Cgil, dal 1° gennaio 2027 potrebbe aprirsi un vuoto di reddito e contributi per circa 55mila lavoratori. 

Chi sono i lavoratori coinvolti: isopensione, espansione e Fondi

Parliamo di persone uscite dal lavoro tramite tre canali: isopensione, contratto di espansione e Fondi di solidarietà bilaterali. Sono strumenti nati per “accompagnare” alla pensione chi esce prima, con un assegno ponte e copertura contributiva fino al traguardo pensionistico concordato. 

Secondo le stime citate dalla Cgil, la platea a rischio comprende oltre 23mila lavoratori in isopensione, circa 4mila con contratto di espansione e altri 28mila usciti con i Fondi. 

Perché vengono penalizzati: le regole cambiano dopo gli accordi

Il punto chiave è logico e semplice. Quegli accordi, sottoscritti fino al 31 dicembre 2025, si basavano su requisiti pensionistici che allora sembravano stabili. Oggi lo scenario cambia perché torna a pesare l’adeguamento automatico alla speranza di vita, che può spostare in avanti l’accesso alla pensione. 

Quindi accade questo: l’accompagnamento finisce quando “doveva” iniziare la pensione, ma la pensione parte dopo. In mezzo resta un buco. 

Gli scatti dal 2027: quando si crea il vuoto senza assegno e contributi

In base alla legislazione attuale questo è l’incremento dell’età pensionabile previsto: +1 mese dal 1° gennaio 2027, +2 mesi dal 1° gennaio 2028.

E, nelle tabelle tecniche richiamate sul 2029, la stima è di un ulteriore aumento, con effetti che possono arrivare a scoperture fino a 4 mesi dal 2029 per chi era “tarato” su date precedenti. 

Il risultato pratico è duro: né stipendio né pensione, e anche assenza di contribuzione nei mesi scoperti. 

La richiesta al governo e l’allarme “nuovi esodati”

Per la Cgil si rischia una “nuova” platea di esodati, diversa da quella del passato ma con lo stesso effetto: persone che hanno rispettato le regole, ma vengono colpite perché le regole cambiano dopo. 

Il sindacato chiede un confronto con l’esecutivo e ricorda che l’ultimo incontro sul tema previdenziale risale al 18 settembre 2023.