Nel 2026 i lavoratori del settore privato potranno beneficiare della detassazione sugli aumenti previsti dai rispettivi contratti collettivi nazionali. L’Irpef su questi importi sarà appena del 5%. Una misura che consentirà di pagare meno tasse sugli incrementi salariali ottenuti con i rinnovi dei Ccnl. Per i dipendenti pubblici, invece, questa misura non è stata prevista. Ed è proprio su questo punto che arriva la protesta della UIL.
A rilanciare il tema è stato il segretario generale della UIL, Pierpaolo Bombardieri, intervenendo a margine del XV Congresso nazionale della UIL Scuola in corso a Riccione fino al 7 maggio.
Bombardieri: “Il pubblico impiego ha perso potere d’acquisto”
Secondo Bombardieri, quello della detassazione degli aumenti contrattuali per i dipendenti pubblici “rimane uno dei punti importanti” nelle politiche del lavoro.
Il leader UIL ha ricordato come tutto il settore del pubblico impiego, “nonostante il rinnovo dei contratti che noi abbiamo accelerato, ha perso in questi anni tanto potere d’acquisto”.
Il nodo riguarda quindi la differenza di trattamento rispetto ai lavoratori privati. Nel settore industriale e in molti altri comparti privati, infatti, gli aumenti previsti dai rinnovi contrattuali del 2026 avranno una fiscalità più leggera. Per gli statali, invece, questa possibilità al momento non esiste. Una iniquità non risolta neppure dal Decreto Lavoro, o “Decreto 1° Maggio”.
Il bonus da 800 euro è già terminato
Per i dipendenti pubblici è stata prevista, dalla legge di Bilancio 2026, soltanto la detassazione sul salario accessorio, cioè sugli elementi accessori della retribuzione, per un massimo di 800 euro.
Si tratta del cosiddetto “bonus 800 euro”, già riconosciuto nei cedolini da gennaio in avanti alla gran parte dei lavoratori pubblici. Di fatto, quindi, la misura risulta ormai in esaurimento (il tetto del beneficio infatti è 800 euro) e non riguarda gli aumenti strutturali degli stipendi legati ai rinnovi contrattuali.
Ed è proprio per questo che la UIL continua a chiedere un intervento più ampio sulla tassazione degli aumenti salariali nel pubblico impiego.




