C’è attesa per il pagamento del trattamento integrativo destinato a migliaia di lavoratori con redditi medio-bassi. Dopo giorni di verifiche e controlli sulle disposizioni, emerge finalmente la data in cui dovrebbe arrivare l’accredito del bonus atteso da molti contribuenti.
Le tempistiche, tra l’altro, sembrano essere in linea con quelle dello scorso anno, quando il pagamento venne effettuato a metà maggio. Ma non tutti potranno ricevere la somma: oltre ai requisiti reddituali, infatti, esistono precise categorie escluse dal beneficio.
A chi spetta il trattamento integrativo
Il trattamento integrativo, noto anche bonus Ex Renzi o bonus IRPEF, spetta ai titolari di reddito da lavoro dipendente o assimilato che possiedono un reddito annuo compreso tra 8.500 e 15.000 euro.
Tra i beneficiari rientrano generalmente:
- lavoratori dipendenti;
- percettori di indennità di disoccupazione;
- lavoratori con redditi assimilati a quelli da lavoro dipendente;
- alcuni percettori di prestazioni previdenziali collegate al reddito.
L’obiettivo della misura è aumentare il netto percepito dai lavoratori con redditi più bassi, alleggerendo il peso delle imposte.
Quando arriva il bonus IRPEF a maggio
I dipendenti che rientrano nella fascia di reddito suddetta trovano il bonus in busta paga, mentre i titolari di indennità di disoccupazione lo ricevono direttamente dall’INPS, tramite bonifico. Per questi ultimi, il pagamento di maggio è previsto per martedì 12. La conferma arriva direttamente dal Fascicolo Previdenziale:

La data risulta sostanzialmente in linea con quella dello scorso anno: nel 2025, infatti, l’INPS aveva disposto gli accrediti intorno al 14 maggio. Anche questa volta, quindi, i tempi sembrano confermare la consueta tabella di marcia. In ogni caso, non è escluso che una parte dei beneficiari possa dover attendere qualche giorno in più. Può succedere, infatti, che l’Istituto Previdenziale divida i pagamenti in più giornate.
L’importo mensile si aggira sui 100 euro. In fondo all’anno, infatti, si deve aver ricevuto 1.200 euro. Somma che INPS riconosce, appunto, in 12 rate l’anno (una al mese).
Come funziona il bonus e perché cambia in base al reddito
Il trattamento integrativo non viene riconosciuto automaticamente a tutti nello stesso modo. Come detto, l’importo e il diritto al beneficio dipendono infatti dal reddito complessivo annuo e dalla cosiddetta “capienza fiscale”, cioè dall’ammontare delle imposte dovute dal contribuente.
Per i redditi più bassi il bonus può spettare integralmente, mentre in altri casi può ridursi oppure non essere riconosciuto affatto. Infatti:
- con un reddito annuo inferiore a 8.500 euro il trattamento integrativo non spetta perché si rientra nella cosiddetta no tax area;
- con un reddito annuo tra 8.500 e 15.000 euro spetta in misura piena (1.200 euro);
- con un reddito annuo tra 15.000 e 28.000 euro spetta solo se le detrazioni fiscali superano l’IRPEF lorda.
Proprio questo meccanismo porta molti lavoratori a scoprire soltanto successivamente di non avere diritto all’importo atteso.
Chi resta escluso dal trattamento integrativo
Il punto più importante riguarda proprio gli esclusi. Come visto sopra, non tutti i lavoratori con redditi bassi possono ottenere il trattamento integrativo. Restano fuori coloro che non possiedono un’imposta lorda sufficiente da beneficiare della misura oppure chi supera le soglie reddituali previste.
In particolare, il bonus non spetta:
- a chi ha redditi sotto gli 8.500 euro annui;
- a chi supera i 28.000 euro;
- a coloro che non hanno reddito da lavoro dipendente o assimilato;
- agli autonomi e titolari di partita IVA;
- ai pensionati.
Anche variazioni nel reddito durante l’anno possono incidere sul diritto al trattamento integrativo, portando a conguagli o recuperi successivi. Per questo, in alcuni casi può convenire rinunciare al bonus e, eventualmente, recuperarlo con la dichiarazione dei redditi.




