Caf Verso l’Aumento dei Prezzi: per il 730 Tariffe Più Alte per decisione del Governo

Caf patronato

Nel pieno della campagna fiscale arriva una notizia che potrebbe avere conseguenze dirette per milioni di contribuenti. I tagli ai fondi destinati ai Caf rischiano infatti di tradursi in costi più alti, tempi più lunghi e servizi ridotti proprio mentre tanti cittadini stanno preparando il modello 730.

Le proteste dei centri di assistenza fiscale sono già partite e il timore è che le conseguenze possano ricadere soprattutto su famiglie, pensionati e lavoratori che ogni anno si affidano ai Caf per dichiarazioni, bonus e pratiche fiscali.

Il taglio ai fondi dei Caf deciso dal Governo

Alla base della protesta c’è la riduzione dei compensi riconosciuti ai Caf e ai professionisti abilitati prevista dalla legge di Bilancio 2026 (articolo 1, comma 720) e attuata dal decreto del Ministero dell’Economia pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 29 aprile.

La misura prevede una decurtazione di circa 21,6 milioni di euro, con un taglio vicino al 10% delle risorse destinate ai servizi fiscali collegati soprattutto ai modelli 730.

Secondo la Consulta nazionale dei Caf, il problema riguarda anche l’effetto retroattivo della norma: le attività per la campagna fiscale 2025 sarebbero infatti già state organizzate e svolte sulla base di risorse precedentemente stabilite.

Perché il taglio può pesare proprio sulla campagna 730

Il momento scelto per il taglio preoccupa particolarmente perché coincide con la fase più intensa della presentazione del modello 730. Molti contribuenti, infatti, non essendo in grado di compilare da soli la versione precompilata, si rivolgono ai Caf per essere aiutati.

Ma non solo. Ogni anno, infatti, milioni di persone si recano al Caf per:

  • dichiarazione dei redditi,
  • ISEE,
  • bonus,
  • pratiche INPS,
  • assegni familiari,
  • successioni e altri adempimenti fiscali.

Con meno risorse a disposizione, i centri potrebbero avere maggiori difficoltà a garantire gli stessi livelli di assistenza e gli stessi tempi di lavorazione. Soprattutto, come detto, durante la stagione fiscale.

Il rischio concreto: servizi dei Caf più cari per i cittadini

Secondo quanto denunciato dai Caf, il rischio più immediato è che parte dei costi venga scaricata direttamente sui contribuenti.

Le strutture spiegano infatti che i compensi riconosciuti dallo Stato si sono progressivamente ridotti negli anni e che un ulteriore taglio potrebbe rendere inevitabile l’aumento delle tariffe applicate ai cittadini.

In pratica, fare il 730 o altre pratiche fiscali potrebbe costare di più già dalle prossime campagne fiscali.

Tessera e non tesserati: chi pagherà di più

Gli aumenti potrebbero non essere uguali per tutti. In molti Caf, infatti, chi possiede una tessera associativa continuerà ad avere accesso a tariffe agevolate rispetto ai non iscritti. Tuttavia, anche per i tesserati potrebbero comunque esserci rincari rispetto ai prezzi attuali.

I costi maggiori rischiano invece di colpire soprattutto i non tesserati, che già oggi pagano importi più elevati per servizi come dichiarazione dei redditi, ISEE, pratiche reddituali, successioni e consulenze fiscali. La differenza tra iscritti e non iscritti potrebbe quindi aumentare ulteriormente.

Meno risorse può significare anche tempi più lunghi

Oltre ai possibili rincari, i Caf avvertono che i tagli potrebbero avere effetti anche sulla qualità del servizio. Con meno fondi disponibili, infatti, potrebbe diventare più difficile mantenere lo stesso numero di operatori e garantire assistenza rapida durante i periodi di maggiore affluenza.

Questo potrebbe tradursi in:

  • appuntamenti più difficili da trovare,
  • tempi di attesa più lunghi,
  • lavorazioni rallentate,
  • minore supporto per i cittadini meno esperti con i servizi digitali.

Una situazione che rischia di penalizzare soprattutto anziani, pensionati e famiglie che fanno maggiore affidamento sui Caf.