Sul tema del “salario giusto” la partita politica non è affatto conclusa. Dopo il decreto approvato dal Governo (decreto 1 maggio o decreto lavoro) contro i contratti firmati dai cosiddetti sindacati pirata, ora arriva una nuova proposta destinata a riaprire il confronto tra esecutivo, sindacati e imprese.
Il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon ha infatti annunciato che lunedì verrà presentato un emendamento per rafforzare ulteriormente le tutele salariali dei lavoratori nei casi di rinnovo tardivo dei contratti collettivi nazionali.
L’obiettivo: riconoscere gli arretrati dal momento della scadenza del contratto
Durigon ha spiegato chiaramente la linea che il Governo intende portare avanti:
“Lunedì andremo a presentare un emendamento” al decreto giusto salario “per incentivare ancora di più la crescita salariale dei lavoratori mettendo una norma, che a scadenza del contratto, anche se si rinnova due o tre anni dopo si riprende quanto perso” in modo retroattivo. “E’ una norma che avevo proposto nel decreto, non credo che ci siano problemi con il ministro Calderone, con i sindacati e con i datori di lavoro. Abbiamo detto no al salario minimo e dobbiamo sostenere il salario dei lavoratori”.
La misura punta quindi a stabilire un principio preciso: dal momento in cui un CCNL scade, ogni mese trascorso senza rinnovo e senza aumento salariale deve trasformarsi in arretrato da recuperare successivamente.
Il salario giusto dovrebbe comprendere anche il recupero delle somme perse
La questione riguarda direttamente il concetto di “salario giusto” introdotto dal decreto del Governo.
Secondo l’impostazione dell’esecutivo, il salario corretto è quello definito dai contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative, escludendo quindi i contratti pirata con paghe molto più basse.
Ora però il ragionamento si estende anche agli arretrati. Perché se un contratto scade e viene rinnovato dopo due o tre anni, i lavoratori finiscono per perdere potere d’acquisto durante tutta la fase di vacanza contrattuale. L’emendamento Durigon vuole quindi riconoscere automaticamente il diritto a recuperare quelle somme.
La norma era già prevista nella prima bozza del Decreto Primo Maggio
In realtà questa proposta non nasce oggi. La norma sugli arretrati era infatti presente nella prima bozza del Decreto Primo Maggio, ma venne successivamente eliminata durante il confronto politico e tecnico con le imprese. Secondo diverse ricostruzioni, la misura sarebbe stata considerata troppo onerosa da Confindustria.
Proprio per questo motivo resta ora da capire se l’emendamento riuscirà davvero a superare le resistenze del mondo datoriale e ad arrivare fino all’approvazione definitiva in Parlamento.




