Salario Giusto, Vietato Avere gli Arretrati. Un Emendamento Cancella i Vecchi Diritti

Si accende lo scontro sugli emendamenti presentati durante la conversione del decreto-legge 30 aprile 2026 n. 62, il cosiddetto “DL Primo Maggio”. Nel mirino dei sindacati ci sono le modifiche tramite emendamento n. 7.17, 7.19, 7.20 e 7.22, considerate un intervento che rischia di cancellare gli arretrati legati al cosiddetto salario giusto.

Gli emendamenti al decreto Primo Maggio sono stati firmati dai gruppi parlamentari di Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Azione. Ed è proprio su queste modifiche che si sta concentrando la protesta delle organizzazioni sindacali.

Cosa prevedono gli emendamenti

Il decreto, nella sua impostazione generale, introduce misure su incentivi all’occupazione, contrasto al caporalato digitale, monitoraggio retributivo e valorizzazione della contrattazione collettiva.

In particolare, l’articolo 7 attribuisce un ruolo centrale ai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative come riferimento per determinare il trattamento economico complessivo dei lavoratori. E’ questo il cd. salario giusto, di cui sta parlando da giorni anche la Premier Giorgia Meloni. L’ultimo dei suoi interventi, martedì 26 maggio, all’assemblea di Confindustria.

Il problema, però, secondo i sindacati, riguarda gli emendamenti presentati in Parlamento. Le modifiche prevedono infatti che, in caso di causa sul salario ritenuto non conforme all’articolo 36 della Costituzione, gli effetti della decisione del giudice valgano soltanto dal momento della presentazione della domanda giudiziale.

Ecco cosa prevede l’emendamento n. 7.17:

Nei confronti dei datori di lavoro che applicano il trattamento economico complessivo previsto dai contratti collettivi di cui al comma 2, vigenti e recanti meccanismi di tutela del potere d’acquisto delle retribuzioni, l’eventuale rideterminazione giudiziale della retribuzione ha efficacia esclusivamente per il periodo successivo alla proposizione della domanda avente ad oggetto l’accertamento della non conformità ai principi dell’articolo 36 della Costituzione”.

Firmatari gli onorevoli: Furgiuele Domenico, Caparvi Virginio, Giaccone Andrea, Lazzarini Arianna. Analogo emendamento è stato presentato da Ettore Rosato “calendiano” di Azione.

Perché si parla di stop agli arretrati

La nuova formulazione rischia di impedire ai lavoratori di recuperare gli arretrati relativi agli anni precedenti alla causa. Anni in cui il lavoratore subiva “il torto” e non attivava causa per difendere il proprio posto di lavoro.

Se approvati definitivamente, gli emendamenti limiterebbero quindi il diritto a ottenere tutte le differenze retributive maturate nel tempo. In pratica, il lavoratore potrebbe vedersi riconoscere una paga più alta solo dal momento dell’avvio del procedimento giudiziario, senza poter recuperare quanto perso negli anni precedenti.

Si tratta di un punto particolarmente delicato perché tocca direttamente il principio del salario proporzionato e sufficiente previsto dalla Costituzione. L’emendamento ripropone un vecchio pallino normativo dei partiti di centro-destra, già proposto in un paio di occasioni, nel corso del 2025, e poi ritirato.

La contrarietà dei sindacati

Da qui la forte opposizione espressa dalle organizzazioni sindacali, che giudicano la misura inaccettabile.

Secondo i sindacati, il diritto a una retribuzione corretta non può decorrere soltanto dal momento in cui il dipendente decide di agire in tribunale. La contestazione riguarda soprattutto il principio introdotto dagli emendamenti: se una retribuzione viene giudicata non adeguata ai parametri costituzionali, il lavoratore dovrebbe poter recuperare integralmente quanto non percepito secondo le regole ordinarie previste dall’ordinamento. La proposta, viene fatto notare, è tanto più grave perchè viene fatta veicolare attraverso un provvedimento che – almeno nelle dichiarazioni – dovrebbe andare a favore dei lavoratori e non contro.

Il timore sulle future cause di lavoro

Le organizzazioni dei lavoratori temono che la nuova norma possa ridurre drasticamente l’efficacia delle cause sul salario minimo costituzionale.

Il rischio, secondo i sindacati, è quello di limitare la possibilità di ottenere il riconoscimento economico delle somme arretrate maturate negli anni precedenti all’azione legale, riducendo di fatto la tutela economica per i lavoratori con retribuzioni considerate insufficienti.