Buoni Pasto Negati: i Tribunali Danno Ragione agli Infermieri Turnisti

BUONI PASTO

Il diritto ai buoni pasto per gli infermieri che lavorano su turni continua a trovare conferme nelle aule di giustizia. Dopo le recenti pronunce della Cassazione che hanno rafforzato la tutela dei lavoratori del comparto sanitario, arriva ora una nuova sentenza favorevole dal Tribunale di Savona. Una decisione che riguarda sette infermieri dell’ASL2 ATS Liguria, ma che potrebbe avere effetti ben piĂą ampi e interessare molti altri professionisti che negli anni si sono visti negare il beneficio.

Da Messina a Savona, agli infermieri spettano i buoni pasto sostitutivi

Quella arrivata da Savona non è una decisione isolata. Negli ultimi mesi si è infatti consolidato un orientamento sempre più favorevole ai lavoratori turnisti della sanità.

Un passaggio fondamentale è arrivato con l’ordinanza n. 25525 del 2025 della Corte di Cassazione, che ha esaminato il caso di un gruppo di infermieri dell’ASP di Messina esclusi dal servizio mensa e dai buoni pasto a causa di un regolamento aziendale che riservava il beneficio ai soli dipendenti non turnisti. La Suprema Corte ha confermato che il diritto al pasto o al relativo buono sostitutivo non può essere negato solo perchĂ© il lavoratore opera su turni.

Secondo i giudici, quando il turno supera le sei ore e il lavoratore ha diritto alla pausa per consumare il pasto, l’impossibilitĂ  di utilizzare la mensa per esigenze organizzative non fa venir meno il diritto, ma lo trasforma nel diritto al buono pasto sostitutivo.

La nuova sentenza di Savona riconosce anche gli arretrati

In questo quadro si inserisce la decisione del Tribunale di Savona, che ha accolto il ricorso promosso dal sindacato AADI Savona per conto di sette infermieri turnisti dell’ASL2 ATS Liguria.

La sentenza ha riconosciuto non soltanto il diritto ai buoni pasto, ma anche il pagamento degli arretrati maturati negli anni. Secondo il sindacato, l’azienda non avrebbe riconosciuto nĂ© l’impossibilitĂ  di effettuare la pausa mensa nĂ© il conseguente diritto al ticket sostitutivo.

Per AADI si tratta di una decisione particolarmente importante perché rappresenta il primo riconoscimento di questo diritto nel territorio savonese e potrebbe aprire la strada ad altri ricorsi da parte di lavoratori che si trovano nella stessa situazione.

Il nodo resta sempre lo stesso: la pausa dopo sei ore di lavoro

Tutte le sentenze degli ultimi anni ruotano attorno a un principio preciso. La normativa e il contratto collettivo prevedono che, per le prestazioni lavorative superiori alle 6 ore, il dipendente abbia diritto a una pausa destinata anche alla consumazione del pasto. Nel settore sanitario, però, le esigenze di continuità assistenziale rendono spesso difficile interrompere il servizio.

Proprio per questo motivo la giurisprudenza sta affermando con sempre maggiore forza che il lavoratore non può perdere il beneficio solo perchĂ© l’organizzazione del servizio rende impossibile usufruire della mensa. In questi casi entra in gioco il buono pasto sostitutivo.

In tribunale hanno ragione gli infermieri a esigere i buoni pasto

Le vicende giudiziarie degli ultimi anni mostrano uno schema ormai ricorrente. Da una parte ci sono infermieri e operatori sanitari che chiedono il riconoscimento del diritto al pasto durante turni particolarmente impegnativi; dall’altra aziende sanitarie che spesso interpretano in modo restrittivo le regole sui buoni pasto. Quando non si riesce a trovare una soluzione condivisa attraverso la contrattazione, la questione finisce inevitabilmente davanti ai giudici.

Ed è proprio in tribunale che i lavoratori stanno ottenendo risultati sempre piĂą significativi, come dimostrano sia il caso di Messina sia l’ultima pronuncia arrivata da Savona, sia altre sentenze.

Nel marzo 2025, per esempio, l’ASL di Viterbo è stata obbligata a corrispondere dieci anni di buoni pasto arretrati ai lavoratori, per un totale di circa 400.000 euro. Sempre a marzo 2025, il Tribunale di Roma ha riconosciuto a numerosi infermieri dell’Ospedale San Giovanni Addolorata il diritto al buono pasto sostitutivo per i turni superiori alle sei ore senza accesso alla mensa e l’ospedale è stato condannato a risarcire oltre 12.000 euro agli infermieri per danni patrimoniali. Stessa decisione ha riguardato una quarantina di infermieri dell’Ospedale “Santa Maria della Scaletta” di Imola, che dal Tribunale di Bologna si sono visti riconoscere 5 anni di buoni pasto arretrati. Ancora prima, a gennaio 2025, la Corte di Appello di Milano aveva condannato l’ASST Valle Olona a risarcire 22 infermieri con circa 8.000 euro ciascuno per la mancata concessione della pausa mensa. 

Insomma, la tendenza è ormai evidente: quando la questione arriva davanti ai giudici, gli orientamenti piĂą recenti stanno riconoscendo con sempre maggiore frequenza il diritto degli infermieri turnisti al servizio mensa o al buono pasto sostitutivo, soprattutto quando l’organizzazione del lavoro impedisce di usufruire concretamente della pausa prevista dalla normativa.