Per molte persone che oggi percepiscono l’Assegno di Inclusione e che in passato hanno beneficiato del Reddito di cittadinanza, il passaggio alla pensione potrebbe non avvenire attraverso un trattamento previdenziale, ma tramite l’Assegno sociale. Si tratta infatti della misura assistenziale destinata a chi, raggiunti i 67 anni di età, si trova in condizioni economiche disagiate e non può vantare una pensione sufficiente o non ha maturato i requisiti contributivi necessari.
Il tema riguarda soprattutto chi ha avuto carriere lavorative discontinue, con lunghi periodi di disoccupazione, lavori saltuari o rapporti di lavoro che non hanno consentito di accumulare un numero adeguato di contributi previdenziali.
Perché molti percettori di ADI potrebbero arrivare all’Assegno sociale
L’Assegno di Inclusione, così come in precedenza il Reddito di cittadinanza, è una misura di contrasto alla povertà e non una prestazione previdenziale.
Questo significa che i periodi durante i quali si percepisce il beneficio non danno diritto ad alcun contributo figurativo utile per il raggiungimento della pensione. In altre parole, gli anni trascorsi beneficiando dell’ADI o del Reddito di cittadinanza non aumentano l’anzianità contributiva e non avvicinano il lavoratore ai requisiti richiesti per la pensione.
Per molti beneficiari, quindi, il rischio è quello di arrivare a 67 anni senza aver maturato i contributi necessari per ottenere una pensione di vecchiaia.
Quanto spetta nel 2026
In questi casi entra in gioco l’Assegno sociale, prestazione assistenziale erogata dall’INPS su domanda.
Per il 2026 l’importo è pari a 546,24 euro al mese per 13 mensilità, per un totale annuo di 7.101,12 euro.
L’importo pieno spetta alle persone non coniugate prive di reddito e ai coniugati con reddito familiare inferiore all’importo annuo dell’Assegno sociale. Se invece il reddito è inferiore alle soglie previste ma non pari a zero, l’assegno viene riconosciuto in misura ridotta.
Le soglie reddituali per il 2026 sono pari a 7.101,12 euro annui per i non coniugati e 14.202,24 euro per i coniugati.
Chi può ottenerlo
Per accedere all’Assegno sociale occorre aver compiuto 67 anni, risiedere effettivamente in Italia e aver soggiornato legalmente e continuativamente nel nostro Paese per almeno dieci anni.
La prestazione è riconosciuta ai cittadini italiani e, a determinate condizioni, anche ai cittadini comunitari ed extracomunitari regolarmente soggiornanti.
L’Assegno sociale non è soggetto a IRPEF e viene riconosciuto solo dopo la verifica annuale dei requisiti economici e della residenza effettiva. Inoltre, in caso di permanenza all’estero per oltre 29 giorni consecutivi, il pagamento viene sospeso e, se l’assenza supera un anno, la prestazione viene revocata.
Per chi non è riuscito a costruire una carriera lavorativa stabile e, di conseguenza, non ha accumulato contributi sufficienti, l’Assegno sociale rappresenterà quindi – salvo future riforme – la principale forma di tutela economica nella terza età, pur garantendo un importo sensibilmente inferiore rispetto a una pensione maturata attraverso i contributi versati.




