Gli infermieri tornano al centro della trattativa per il rinnovo del contratto del comparto Sanità 2025-2027. Nell’incontro del 22 luglio all’Aran sono arrivati nuovi passi avanti sul testo e cresce la possibilità di chiudere il negoziato prima della pausa estiva. Sul tavolo ci sono aumenti di stipendio che arriverebbero a circa 240 euro lordi medi al mese, ma anche nuove regole su ferie, pause e organizzazione del lavoro. Per i sindacati, però, il contratto continua a non valorizzare a sufficienza la professione infermieristica, soprattutto sul fronte economico e delle indennità per chi lavora su turni.
Vediamo tutto nel dettaglio.
Contratto Sanità 2025-2027, il confronto entra nella fase decisiva
L’incontro di mercoledì 22 luglio all’Aran ha segnato un nuovo passo avanti nel negoziato per il rinnovo del Contratto collettivo nazionale del comparto Sanità 2025-2027. Il rinnovo del contratto interessa circa 580 mila dipendenti del Servizio sanitario nazionale, tra cui oltre 268 mila infermieri, categoria al centro del confronto sugli aumenti e sulla valorizzazione economica.
Le delegazioni hanno lavorato infatti sia sugli aspetti economici sia sulle norme che disciplineranno il rapporto di lavoro dei dipendenti del SSN. Pur registrando alcuni progressi, restano aperti diversi temi che continuano a dividere Aran e organizzazioni sindacali.
Secondo il Nursind, l’accelerazione impressa alla trattativa rende però concreta la possibilità di arrivare alla firma del contratto prima della pausa estiva.
Aumenti per gli infermieri: Nursind parla di circa 240 euro medi
La questione economica continua a essere il principale terreno di scontro. Secondo il segretario nazionale del Nursind, Andrea Bottega, gli incrementi previsti dal nuovo contratto si attesterebbero intorno ai 240 euro lordi medi mensili per gli infermieri, rispetto ai circa 172 euro del precedente rinnovo.
Per il sindacato, tuttavia, questi numeri non rappresentano una vera svolta. Gli aumenti tabellari, infatti, vanno letti al netto delle risorse già stanziate dal Governo per l’indennità di specificità, pari a 93 euro, e degli arretrati dell’indennità di vacanza contrattuale. “Le retribuzioni restano appiattite e si fa poco per il personale turnista che era e rimane il più disagiato“, ha dichiarato Bottega al termine dell’incontro.
Per il Nursind il nuovo contratto non è ancora in grado di rendere realmente attrattiva la professione infermieristica, nonostante gli incrementi siano superiori a quelli riconosciuti nel precedente contratto.
Retribuzioni ancora troppo vicine tra infermieri e altri profili
Tra le criticità evidenziate dal sindacato c’è anche la limitata differenza economica tra i diversi profili professionali. Secondo il Centro studi Nursind, la distanza retributiva tra l’area dei professionisti della salute e quella degli assistenti sarebbe di circa 10 euro lordi al mese, mentre rispetto agli operatori il divario arriverebbe a soli 18 euro.
Sempre secondo il sindacato, un infermiere con anzianità media percepisce appena 137 euro netti in più rispetto a un operatore socio-sanitario, una differenza considerata insufficiente rispetto alle responsabilità richieste dalla professione.
Le novità della bozza: ferie, pause e recupero delle energie
Accanto agli aspetti economici, la bozza introduce alcune novità normative. Tra queste figura il riconoscimento delle indennità anche durante il periodo di ferie, per non scoraggiare i lavoratori a fruire del lecito diritto al riposo.
Viene inoltre recepito il decreto legislativo 66 del 2023 sull’orario di lavoro, introducendo una pausa di recupero delle energie psicofisiche di dieci minuti per chi presta servizio per oltre sei ore consecutive.
Per il Nursind, però, entrambi gli interventi necessitano di modifiche. Il sindacato ritiene che il metodo di calcolo delle indennità durante le ferie possa risultare penalizzante e chiede chiarimenti sulla nuova pausa, temendo che possa incidere sul diritto alla mensa del personale turnista, una questione che negli ultimi anni ha generato numerosi contenziosi. “Sul fronte del recupero delle energie, invece, occorre un supplemento di riflessione. Non vorremmo, infatti, che la pausa finisse per estinguere anche il diritto alla mensa per il personale turnista. Una battaglia che da tempo portiamo avanti e che abbiamo vinto nelle aule di tribunale” ha sottolineato il sindacato.
Turni e indennità notturna per gli infermieri: il nodo resta aperto
Uno dei principali motivi di scontro riguarda il lavoro su turni. Nella bozza del contratto non è previsto alcun aumento dell’indennità per il lavoro notturno, nonostante fosse indicato tra gli obiettivi dell’atto di indirizzo.
Per il Nursind si tratta di una scelta che penalizza proprio il personale maggiormente esposto ai disagi organizzativi e alla carenza di organico, senza offrire un reale incentivo a chi garantisce l’assistenza sanitaria nelle 24 ore.
La replica dell’Aran: “Le cifre diffuse non corrispondono alla bozza”
Al termine dell’incontro è intervenuta anche l’Aran con una nota ufficiale. L’Agenzia parla di “progressi concreti e misurabili” nella costruzione del nuovo contratto, ma contesta le cifre diffuse da alcune organizzazioni sindacali sugli aumenti. Secondo l’Aran, infatti, gli importi indicati pubblicamente, compresi tra 130 e 240 euro medi mensili a seconda delle sigle sindacali, non corrispondono all’ipotesi contrattuale attualmente in discussione.
Verso la firma prima della pausa estiva
La trattativa entra ora nella fase conclusiva. I prossimi incontri saranno decisivi per capire se le richieste avanzate dai sindacati, soprattutto sul fronte degli aumenti, delle indennità e della valorizzazione del personale turnista, troveranno spazio nella versione definitiva del contratto. Il confronto riprenderà il 29 luglio.
L’obiettivo condiviso resta quello di arrivare alla firma del rinnovo del Ccnl Sanità 2025-2027 prima della pausa estiva, anche se i nodi economici continuano a rappresentare il principale ostacolo all’intesa.


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