Dal 3 agosto 2026 è disponibile un nuovo servizio INPS collegato all’attuazione della riforma della disabilità. Attraverso il sistema SISDA le persone che rientrano nella sperimentazione possono trasmettere l’istanza necessaria ad avviare il percorso per la definizione del cosiddetto Progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato.
È importante chiarire immediatamente un punto: non si tratta di una domanda per ottenere una nuova pensione, un bonus o un aumento dell’assegno di invalidità. L’obiettivo è completamente diverso: mettere insieme, sulla base delle esigenze della singola persona, gli interventi sanitari, sociali, assistenziali e di inclusione di cui necessita. Riguarda quindi le prestazioni di servizi per i disabili e non le prestazioni economiche.
Progetto di vita: cosa significa concretamente
Il Progetto di vita è uno degli elementi centrali della riforma introdotta dal decreto legislativo 62/2024. L’obiettivo è superare una gestione frammentata nella quale la persona con disabilità deve rivolgersi separatamente a soggetti diversi per assistenza sociale, cure, inserimento lavorativo o sostegno all’autonomia.
Il punto di partenza è la valutazione multidimensionale. Non si guarda soltanto alla percentuale di invalidità o alla certificazione Legge 104, ma alla situazione concreta della persona: condizioni personali, necessità assistenziali, autonomia nelle attività quotidiane, situazione familiare e abitativa, mobilità, relazioni sociali, formazione e possibilità di lavorare.
Da questa analisi possono emergere, per esempio, la necessità di assistenza domiciliare, servizi sociosanitari, interventi per favorire la vita indipendente, supporti per la mobilità, percorsi formativi oppure misure per l’inserimento e il mantenimento del posto di lavoro. Il progetto serve quindi a stabilire quali interventi occorrono, chi deve garantirli e come coordinarli, tenendo conto anche delle volontà e degli obiettivi espressi direttamente dalla persona con disabilità.
La domanda presentata tramite SISDA non produce quindi automaticamente un beneficio economico. Serve ad avviare questo procedimento e a mettere in contatto l’interessato con i servizi territoriali chiamati a costruire il progetto.
Chi può utilizzare il nuovo servizio INPS
Al momento la procedura non riguarda indistintamente tutti i cittadini italiani. È collegata alla sperimentazione territoriale della riforma della disabilità e può quindi essere utilizzata dai residenti nelle province interessate, in presenza delle condizioni previste.
Tra le situazioni contemplate rientrano un’invalidità civile superiore al 33%, determinate condizioni di minorazione visiva o uditiva e i riconoscimenti previsti dalla Legge 104 e dal nuovo sistema di valutazione della disabilità.
Cosa viene trasmesso attraverso SISDA
La procedura ha anche una funzione operativa precisa. Con la presentazione dell’istanza l’interessato autorizza l’INPS a mettere a disposizione dell’Ambito Territoriale Sociale competente, o dell’organismo individuato a livello regionale, le informazioni necessarie per avviare il percorso.
Tra queste rientrano la certificazione della condizione di disabilità, eventuali successive variazioni, il questionario WHODAS e i recapiti attraverso i quali la persona può essere contattata.
Saranno quindi i servizi territoriali a procedere con le successive fasi della valutazione multidimensionale e della costruzione del Progetto di vita.
Nessuna conseguenza sulla pensione se non si presenta domanda
Un altro chiarimento è particolarmente importante per invalidi e titolari di prestazioni INPS: il Progetto di vita costituisce un percorso distinto dalle prestazioni economiche.
La mancata presentazione dell’istanza SISDA non determina la perdita della pensione, dell’assegno o delle altre prestazioni economiche riconosciute sulla base della condizione di disabilità.
Allo stesso modo, la rinuncia al Progetto di vita non impedisce di accedere, quando spettanti, ai singoli servizi sanitari, sociali, sociosanitari o agli strumenti per il collocamento mirato. Il nuovo sistema punta piuttosto a coordinare questi interventi all’interno di un percorso costruito intorno alle esigenze concrete della persona.




