La Manovra 2027 comincia a prendere forma e due dei capitoli destinati a interessare maggiormente lavoratori e famiglie saranno pensioni e stipendi. Il confronto nella maggioranza è appena iniziato e molte delle misure sul tavolo sono ancora proposte politiche, ma le linee di intervento iniziano a essere più chiare.
Sul fronte previdenziale il problema principale è rappresentato dall’aumento dei requisiti pensionistici collegato alla speranza di vita, mentre per i lavoratori – compresi i dipendenti pubblici – l’attenzione si concentra sulla riduzione dell’IRPEF e sulla possibilità di confermare una tassazione agevolata sugli aumenti derivanti dai rinnovi dei contratti collettivi.
Per gli Statali, che proprio in queste settimane stanno vedendo rinnovati diversi CCNL del pubblico impiego, quest’ultimo intervento potrebbe avere conseguenze economiche tutt’altro che marginali.
Pensioni 2027, il problema dei tre mesi in più
La questione previdenziale rischia di essere uno dei terreni più difficili della prossima Legge di Bilancio.
Dal 2027 è previsto un adeguamento dei requisiti pensionistici alla speranza di vita, con un incremento di un mese nel 2027 e di tre mesi nel 2028 che la maggioranza punta almeno in parte a neutralizzare o mitigare.
Tra le ipotesi politiche sul tavolo compare la possibilità di rafforzare le uscite anticipate a 64 anni, in modo da offrire una strada alternativa a determinate categorie di lavoratori.
Torna inoltre la proposta di Quota 41, vale a dire la possibilità di accedere alla pensione sulla base di 41 anni di contributi, anche se modalità, platea e coperture finanziarie dovranno eventualmente essere definite.
Per il momento si tratta quindi di proposte e non di nuovi requisiti già approvati. Sarà la costruzione della Manovra a stabilire quali misure potranno realmente trovare spazio.
Statali, possibile conferma della tassa al 5% sugli aumenti dei contratti
Per il pubblico impiego c’è un’altra proposta particolarmente interessante.
Tra le ipotesi per la Manovra figura la proroga dell’imposta sostitutiva agevolata del 5% sugli aumenti retributivi derivanti dai rinnovi dei CCNL, oltre che sui premi di produttività nei casi previsti.
È una misura da seguire con particolare attenzione proprio nel 2027, anno nel quale sono previsti gli aumenti dell’ultima tranche contrattuale del triennio 2025/2027.
Per i lavoratori il vantaggio sarebbe evidente: una tassazione agevolata di una parte degli incrementi contrattuali consentirebbe di trasformare una quota maggiore dell’aumento lordo in aumento netto.
Bisognerà però attendere il testo della Manovra per conoscere l’eventuale platea, i limiti reddituali, le somme effettivamente agevolabili e soprattutto le modalità con cui la misura verrebbe applicata ai diversi comparti.
IRPEF al 33% fino a 60 mila euro: possibile beneficio anche per i dipendenti pubblici
Un’altra misura che potrebbe incidere direttamente sullo stipendio netto degli Statali è la nuova riduzione dell’IRPEF sul ceto medio.
La proposta sulla quale si sta discutendo prevede di portare l’aliquota intermedia al 33%, estendendo il beneficio ai redditi da 50.000 fino a 60.000 euro.
Il beneficio dipenderebbe naturalmente dal reddito imponibile individuale: non si tratterebbe di un aumento dello stipendio tabellare, ma di una riduzione dell’imposta dovuta, con conseguente crescita del netto disponibile.
Per alcuni dipendenti pubblici potrebbero quindi sommarsi due effetti: gli aumenti ottenuti con il rinnovo del proprio CCNL e il vantaggio derivante dalla revisione dell’IRPEF.
Anche in questo caso, però, siamo ancora nella fase delle proposte.
Quota 41 e pensione a 64 anni: cosa potrebbe cambiare per gli Statali
Le eventuali novità pensionistiche interesserebbero naturalmente anche il pubblico impiego.
Una maggiore possibilità di uscita a 64 anni o l’introduzione di una nuova forma di Quota 41 potrebbe avere un impatto significativo soprattutto sui dipendenti pubblici con carriere contributive lunghe.
Ma sarà necessario conoscere le condizioni.
La differenza tra una Quota 41 aperta a tutti e una misura sottoposta a requisiti anagrafici, finestre, categorie o particolari modalità di calcolo sarebbe enorme.
Lo stesso vale per l’uscita a 64 anni: occorrerà capire se si intende intervenire sui meccanismi già presenti nell’ordinamento oppure introdurre una nuova possibilità di pensionamento.
Per ora, quindi, nessun dipendente dovrebbe modificare i propri programmi di pensionamento sulla base delle sole proposte politiche di agosto.
Manovra 2027, la vera difficoltà saranno le coperture
Il problema sarà trovare le risorse.
La prossima sarà l’ultima Legge di Bilancio completa prima della conclusione naturale della legislatura e le richieste politiche sono numerose: riduzione dell’IRPEF, pensioni minime, interventi sulle uscite pensionistiche, sostegno alle famiglie, agevolazioni fiscali e misure per imprese e lavoratori autonomi.
A queste si contrappone la necessità del Ministero dell’Economia di mantenere sotto controllo i conti pubblici.
Proprio per finanziare alcune misure previdenziali e sociali viene proposta anche una maggiore contribuzione del sistema bancario, fino all’ipotesi di un prelievo sugli utili dei maggiori istituti. Su questo punto, però, all’interno della stessa maggioranza esistono già posizioni molto differenti.
La Manovra dovrà quindi trovare un equilibrio tra interventi espansivi e disponibilità finanziarie.
Manovra 2027: pensioni e pubblico impiego





