Gli anni trascorsi ad assistere un familiare anziano, disabile o non autosufficiente potrebbero essere riconosciuti ai fini della pensione. È questa una delle indicazioni più importanti contenute nella risoluzione approvata dal Parlamento europeo sul futuro delle politiche di assistenza.
È però necessario chiarire subito un punto: la risoluzione europea non attribuisce automaticamente contributi figurativi ai caregiver italiani (cioè a chi assiste un familiare disabile). Si tratta di un atto di indirizzo politico con il quale il Parlamento europeo sollecita la Commissione e gli Stati membri a costruire tutele previdenziali e sociali più forti. Perché il beneficio diventi effettivo, serviranno norme europee vincolanti oppure una legge nazionale.
Sul fronte politico italiano, intanto, il DDL caregiver in discussione alla Camera prevede un sostegno economico fino a 400 euro al mese per una platea ristretta di familiari conviventi in possesso di specifici requisiti assistenziali e reddituali. Proprio i 400 euro mensili previsti dal disegno di legge italiano e il possibile riconoscimento degli anni di cura ai fini pensionistici sollecitato dal Parlamento europeo rappresentano le due novità più sostanziose, ma nessuna delle due è ancora operativa. Ma vediamo i dettagli.
Cosa chiede la Risoluzione europea
Il Parlamento europeo ha approvato nel maggio 2026 una risoluzione dedicata alla riduzione del divario di genere nel lavoro di cura. Il documento chiede, tra le altre cose, che i caregiver informali siano riconosciuti all’interno dei sistemi pensionistici e di sicurezza sociale.
L’obiettivo è evitare che chi riduce l’orario di lavoro o abbandona l’occupazione per assistere un familiare accumuli vuoti contributivi destinati a tradursi, in futuro, in una pensione più bassa o in un ritardo nell’accesso al trattamento previdenziale.
La risoluzione propone anche uno Statuto europeo dei prestatori di assistenza, maggiori servizi territoriali, sostegni economici, formazione, assistenza psicologica e misure capaci di favorire una distribuzione più equilibrata del lavoro di cura tra uomini e donne. La Commissione europea dovrebbe presentare nel 2027 un nuovo European Care Deal.
Gli effetti possibili sulla pensione
Se queste indicazioni fossero recepite dall’Italia, i periodi dedicati all’assistenza potrebbero essere coperti da contributi figurativi o da specifici “crediti pensionistici”. Questi periodi potrebbero quindi concorrere:
- al raggiungimento degli anni di contribuzione necessari per andare in pensione;
- alla determinazione dell’importo dell’assegno;
- alla riduzione dei vuoti contributivi provocati dalla rinuncia al lavoro o dal passaggio al part-time.
Oggi una copertura previdenziale esiste soprattutto quando il lavoratore usufruisce del congedo straordinario retribuito fino a due anni previsto dal decreto legislativo 151/2001. Non sono invece automaticamente coperti tutti gli anni nei quali una persona rimane senza lavoro per assistere un familiare.
La risoluzione europea, dunque, indica una possibile svolta, ma non consente ancora di presentare una domanda all’INPS per ottenere nuovi contributi.
Il DDL caregiver è in discussione alla Camera
Parallelamente, il Parlamento italiano sta esaminando il disegno di legge sul riconoscimento e il sostegno dell’attività svolta dai caregiver familiari. Il testo del Governo, Atto Camera 2789, è stato adottato il 25 marzo 2026 come testo base dalla Commissione Affari sociali della Camera, insieme alle numerose proposte parlamentari abbinate. L’esame non è ancora concluso e il provvedimento potrà essere modificato.
Il DDL introduce il riconoscimento giuridico del caregiver e distingue le tutele in base all’intensità dell’assistenza, alla convivenza e alle ore di cura indicate nel progetto di vita o nel Piano assistenziale individualizzato.
Tra i principali contenuti figurano:
- riconoscimento formale dello status di caregiver;
- registrazione attraverso una procedura gestita dall’INPS;
- sostegno economico fino a 400 euro mensili per la fascia con impegno assistenziale più elevato, subordinato a requisiti reddituali e alle risorse disponibili;
- possibilità di richiedere flessibilità dell’orario e accesso prioritario al lavoro agile;
- ferie e permessi solidali;
- supporto psicologico, formazione e interventi di sollievo;
- valorizzazione delle competenze acquisite nell’assistenza;
- misure specifiche per giovani caregiver e studenti.
La legge di Bilancio 2026 ha destinato al futuro intervento 1,15 milioni di euro per il 2026 e 207 milioni annui dal 2027. Il Governo ha indicato una disponibilità complessiva di 257 milioni considerando anche ulteriori risorse.
Il punto decisivo, tuttavia, resta aperto: il testo nazionale dovrà essere coordinato con la richiesta europea di una vera tutela previdenziale. Fino all’approvazione definitiva della legge, non si può quindi affermare che tutti gli anni di cura siano già validi per la pensione. La novità, per ora, è una prospettiva politica concreta, non ancora un diritto immediatamente utilizzabile.




