Non ci sono soltanto gli aumenti del nuovo CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027. Nello stipendio di docenti e personale ATA possono entrare diversi benefici fiscali, contributivi e familiari che, in alcuni casi, valgono centinaia o anche oltre mille euro all’anno.
Nel 2026 il quadro è però cambiato rispetto allo scorso anno. Il vecchio taglio contributivo del cuneo fiscale è stato sostituito da un sistema basato su somme esentasse e ulteriori detrazioni, mentre il Bonus mamme è stato portato a 60 euro mensili, fino a 720 euro all’anno.
Restano inoltre il trattamento integrativo, l’Assegno Unico, la Carta del docente e, per chi ha raggiunto determinati requisiti pensionistici ma decide di continuare a lavorare, il cosiddetto Bonus Giorgetti.
Vediamo allora quali sono le principali agevolazioni che possono interessare il personale della scuola nel 2026.
Bonus legati al reddito: attenzione al nuovo cuneo fiscale
Una delle voci più importanti è rappresentata dalla riduzione del cuneo fiscale.
Dal 2025 il meccanismo non consiste più nel vecchio esonero contributivo. Per i lavoratori dipendenti con reddito complessivo fino a 20.000 euro viene riconosciuta una somma che non concorre alla formazione del reddito, calcolata applicando determinate percentuali al reddito da lavoro dipendente.
Le percentuali sono:
- 7,1% fino a 8.500 euro;
- 5,3% tra 8.500 e 15.000 euro;
- 4,8% oltre 15.000 e fino a 20.000 euro.
Per i redditi superiori a 20.000 euro cambia completamente il meccanismo. Spetta una ulteriore detrazione fiscale di 1.000 euro annui tra 20.000 e 32.000 euro; successivamente diminuisce progressivamente fino ad azzerarsi raggiunti i 40.000 euro di reddito complessivo.

Il trattamento integrativo resta invece pari a un massimo di 1.200 euro e, oltre la soglia ordinaria dei 15.000 euro, può spettare fino a 28.000 euro soltanto in presenza delle condizioni previste dalla normativa fiscale.
Bonus mamme 2026: fino a 720 euro
Una delle principali novità del 2026 interessa le lavoratrici della scuola con figli.
La Legge di Bilancio 2026 ha previsto un Bonus mamme di 60 euro mensili, fino a un massimo di 720 euro annui, per le lavoratrici dipendenti e autonome con reddito da lavoro non superiore a 40.000 euro annui.
La somma è esente da imposizione fiscale e non rileva ai fini ISEE. Viene corrisposta dall’INPS su domanda.
Per le madri con due figli, il beneficio può spettare fino al mese nel quale il secondo figlio compie 10 anni; per quelle con più di due figli, il limite arriva al compimento dei 18 anni del figlio più piccolo.
Resta inoltre nel 2026 il particolare esonero contributivo previsto per alcune lavoratrici madri con almeno tre figli e rapporto di lavoro a tempo indeterminato, che segue regole proprie.
Assegno Unico anche per le famiglie di Docenti e ATA
Naturalmente anche docenti e ATA possono percepire l’Assegno Unico e Universale per i figli.
L’importo dipende soprattutto dall’ISEE, dal numero e dall’età dei figli e dalla presenza delle eventuali maggiorazioni previste.
Per il 2026 l’INPS ha rivalutato importi e soglie ISEE dell’1,4%. Chi possiede già una domanda in stato “accolta” non deve presentarne una nuova: il pagamento prosegue automaticamente, salvo i casi di domanda decaduta, revocata o respinta.
È invece importante mantenere aggiornato l’ISEE per ottenere l’importo determinato in relazione alla situazione economica del nucleo.
L’Assegno Unico, inoltre, non deve essere confuso con una componente dello stipendio NoiPA: è una prestazione INPS separata dalla retribuzione scolastica.
Bonus Giorgetti: più netto per chi rinvia la pensione
Un’altra possibilità riguarda una platea molto più ristretta di docenti e ATA prossimi alla pensione.
Il cosiddetto Bonus Giorgetti, cioè l’incentivo al posticipo del pensionamento, è stato esteso nel 2026 ai lavoratori dipendenti che maturano entro il 31 dicembre 2026 i requisiti della pensione anticipata ordinaria: 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini. Restano interessati anche coloro che avevano maturato entro il 2025 i requisiti previsti per la pensione anticipata flessibile.
Chi sceglie di continuare a lavorare può rinunciare all’accredito della propria quota contributiva IVS.
La conseguenza è particolarmente interessante: la quota che normalmente sarebbe trattenuta al lavoratore viene corrisposta in busta paga e non è imponibile fiscalmente. Continua invece a essere versata la contribuzione a carico del datore di lavoro.
Per ottenerlo è necessaria la domanda all’INPS.
Carta del docente e agevolazioni legate alla Scuola
Accanto alle agevolazioni fiscali e previdenziali esistono poi benefici direttamente collegati all’attività professionale.
Il più conosciuto è la Carta del docente, destinata alla formazione e all’aggiornamento professionale degli insegnanti aventi diritto.
Va però fatta una distinzione importante rispetto ai bonus precedenti: la Carta non rappresenta un aumento dello stipendio e non può essere liberamente utilizzata come denaro. Le somme sono vincolate alle spese ammesse dalla normativa per formazione, aggiornamento e strumenti collegati alla professione docente.
Per il personale ATA, invece, non esiste un equivalente generalizzato della Carta del docente.
Tutti i principali benefici 2026

Particolare attenzione merita la fascia di reddito tra 32.000 e 40.000 euro: qui l’ulteriore detrazione da 1.000 euro comincia progressivamente a ridursi. Un aumento dello stipendio può quindi determinare anche una riduzione del beneficio fiscale, aspetto particolarmente importante dopo l’applicazione degli aumenti del nuovo CCNL Scuola 2025-2027.




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