Il TFR torna al centro dell’attenzione con l’arrivo della versione definitiva del modulo TFR3, il documento che accompagna le nuove regole sulla destinazione del Trattamento di fine rapporto. La novità interessa direttamente chi viene assunto dal 1° luglio 2026, ma il nuovo modulo contiene anche una parte che riguarda i lavoratori con precedenti rapporti di lavoro.
Vediamo tutto nel dettaglio.
TFR3, perché il nuovo modulo interessa una platea più ampia
Il TFR3 è il modello ufficiale con cui il lavoratore comunica al datore di lavoro la propria decisione sulla destinazione del TFR. La versione definitiva è stata pubblicata insieme al decreto del 4 settembre 2026 del Ministero del Lavoro e del Ministero dell’Economia e delle Finanze e prende il posto della precedente versione provvisoria.
Il documento è pensato soprattutto per disciplinare la scelta dei lavoratori assunti per la prima volta dal 1° luglio 2026, alla luce delle nuove regole sulla previdenza complementare.
Ma il TFR3 non è rivolto esclusivamente a chi entra per la prima volta nel mondo del lavoro. Nel modulo, infatti, il lavoratore può indicare anche le scelte compiute in precedenza sul TFR. Questo aspetto diventa importante quando una persona cambia azienda: il nuovo datore di lavoro può così conoscere la situazione precedente e gestire correttamente la destinazione del trattamento di fine rapporto.
Chi viene assunto dal 1° luglio 2026 deve scegliere entro 60 giorni
La principale novità riguarda dunque i lavoratori che iniziano un nuovo rapporto di lavoro dal 1° luglio 2026. Per loro il momento dell’assunzione diventa decisivo. Il lavoratore ha 60 giorni per comunicare che cosa intende fare del TFR maturando.
Il modulo non è una semplice formalità. Attraverso il TFR3 vengono messe nero su bianco le diverse possibilità previste dalle nuove regole. Il lavoratore può, a seconda della propria situazione, destinare il TFR a una forma di previdenza complementare oppure mantenerlo nell’ambito del regime ordinario.
Una delle modifiche più rilevanti riguarda inoltre il meccanismo di adesione alla previdenza complementare. Per questo è importante non considerare il modulo come un documento da firmare senza prima verificare quale delle opzioni disponibili si applica al proprio caso.
Il datore di lavoro, a sua volta, dichiara di aver fornito al lavoratore le informazioni necessarie sulle alternative e sulle conseguenze delle diverse scelte.
Dal fondo pensione al TFR in azienda: le quattro possibilità
Il TFR3 presenta quattro diverse opzioni, indicate con le lettere A, B, C e D. La scelta concretamente disponibile dipende dalla situazione del lavoratore e dalla disciplina applicabile.
A – Adesione automatica al fondo pensione di riferimento.
Con questa opzione il TFR viene destinato al fondo pensione negoziale previsto per la categoria del lavoratore. Il lavoratore può destinare al fondo il 100% del TFR oppure la percentuale prevista dal contratto collettivo applicato. La scelta comporta anche la contribuzione prevista dalla disciplina applicabile.
B – Adesione al fondo senza contributo del lavoratore.
Questa possibilità è prevista in una situazione specifica: quando la retribuzione annua lorda è inferiore all’importo dell’assegno sociale INPS. In questo caso il lavoratore può aderire senza versare il proprio contributo, mentre resta quello a carico del datore di lavoro secondo le regole previste.
C – Scelta esplicita di un altro fondo pensione.
Il lavoratore può decidere di aderire a una forma di previdenza complementare diversa dal fondo negoziale di riferimento. In questo caso la scelta viene indicata espressamente nel TFR3 e al fondo viene destinata la quota di TFR prevista dalla disciplina applicabile.
D – TFR mantenuto secondo il regime ordinario.
Questa opzione è riservata ai lavoratori assunti per la prima volta dal 1° luglio 2026 che decidono di non destinare il TFR a una forma pensionistica complementare. Il TFR resta quindi accantonato secondo le regole ordinarie: può rimanere presso il datore di lavoro oppure, quando ricorrono i requisiti, essere versato al Fondo di tesoreria.
La differenza fondamentale rispetto al passato è quindi il nuovo sistema di adesione alla previdenza complementare previsto per le nuove assunzioni.
Cosa succede a chi lavora da 10 o 20 anni nella stessa azienda
La pubblicazione del modulo TFR3 non significa che tutti i lavoratori già occupati debbano scegliere nuovamente la destinazione del proprio TFR. Chi è dipendente della stessa azienda da molti anni e ha già effettuato una scelta sulla destinazione del TFR continua, in linea generale, a seguire il regime collegato a quella scelta.
Il nuovo modulo assume invece particolare rilevanza quando c’è un nuovo rapporto di lavoro e il dipendente ha alle spalle precedenti esperienze lavorative. In questo caso il TFR3 consente di indicare anche quale decisione era stata presa in passato. Per esempio, una persona che ha lavorato per diversi anni presso un’altra azienda e poi viene assunta da un nuovo datore può utilizzare le informazioni richieste dal modulo per consentire una corretta gestione della propria posizione.
Per chi invece non cambia datore di lavoro, non c’è una nuova scelta generalizzata da effettuare semplicemente perché è arrivata la versione definitiva del TFR3.




