Cambiano le regole per assegnare i premi di produttività ai dipendenti pubblici. Dal prossimo gennaio entrerà pienamente in funzione la riforma del merito nella Pubblica amministrazione, con l’obiettivo di riconoscere gli incentivi economici soprattutto a chi raggiunge risultati concreti. La semplice presenza sul posto di lavoro non dovrà più rappresentare un elemento sufficiente per ottenere valutazioni elevate e premi aggiuntivi.
Il cambiamento riguarda un sistema che, secondo una recente analisi dell’Aran, ha spesso favorito una distribuzione poco selettiva delle risorse destinate alla produttività.
Premi agli statali, cosa ha scoperto l’Aran
Il rapporto dell’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni, realizzato insieme all’Università degli Studi di Milano, ha esaminato i contratti integrativi di oltre trenta amministrazioni pubbliche.
L’indagine riguarda ministeri, enti locali, ospedali, scuole e università, prendendo in considerazione gli accordi relativi al triennio 2019-2021.
Dall’analisi emerge che la presenza regolare in servizio ha spesso assunto un peso determinante nella valutazione dei dipendenti, finendo per prevalere sui risultati effettivamente raggiunti.
È il fenomeno definito assiduità partecipativa: il lavoratore viene premiato principalmente perché garantisce una presenza costante, anche quando mancano indicatori precisi sulla qualità del lavoro svolto.
Quanto pesano le valutazioni sugli stipendi
Secondo l’Aran, nei meccanismi che regolano le progressioni economiche il peso della valutazione varia dal 40% all’80%.
Anche i premi individuali presentano differenze significative. In alcune amministrazioni possono essere riconosciuti a meno del 5% dei dipendenti, mentre in altre la percentuale arriva al 40%.
Questa situazione evidenzia una forte disomogeneità tra gli enti pubblici, con criteri che non sempre permettono di distinguere chi consegue risultati migliori.
Da gennaio più spazio al merito
La riforma punta a modificare proprio questo meccanismo, rafforzando il collegamento tra premi economici, competenze professionali e obiettivi raggiunti.
Non significa eliminare gli incentivi, ma renderne l’assegnazione maggiormente legata alla qualità delle prestazioni.
Il problema era già stato segnalato dalla Corte dei Conti. Esaminando il sistema di valutazione adottato nel periodo 2020-2022, i magistrati contabili avevano rilevato obiettivi poco impegnativi e giudizi eccessivamente generosi.
In diversi ministeri almeno l’80% dei dirigenti di prima fascia aveva ottenuto la valutazione massima, con punte del 100%.
Per i dipendenti pubblici la novità sarà quindi una maggiore selettività nella distribuzione dei premi, mentre le modalità concrete continueranno a dipendere dalle disposizioni applicabili e dalla contrattazione integrativa delle singole amministrazioni.




