“Sanatoria per 600mila migranti con il dl Rilancio? Numeri molto più modesti”, così in conferenza stampa il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, precisa alcuni numeri usciti nelle scorse settimane sui lavoratori stranieri che saranno messi in regola nel prossimo decreto. Il premier sottolinea però che “i principi che ho richiamato esiliano ai margini qualsiasi considerazione […]
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Inail e Istituto superiore di sanità hanno diffuso le linee guida dedicate a parrucchieri, barbieri ed estetisti in vista della fine del lockdown dei saloni, prevista per lunedì 18 maggio: 2 metri tra le postazioni, effetti personali in una busta e possibilità di aprire anche la domenica e il lunedì. In giornata confronto Boccia-governatori
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“Non è un “condono” ma una procedura di emersione e di regolarizzazione che, al pari di quanto fatto da altri governi, accende un faro sui rapporti di lavoro e sugli immigrati irregolari sui quali, ora, potremmo disporre dei dati anagrafici, previdenziali e sanitari”. In un'intervista al Corriere della Sera il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese ci tiene a sottolineare il punto del decreto del governo sulla fase 2 che regolarizza 200 mila immigrati, badanti e colf.
E aggiunge anche che “chi parla di ‘colpo di spugna' vuol far credere che questa procedura di emersione e regolarizzazione riguardi indistintamente tutti i datori di lavoro e tutti i lavoratori, ma non è così” perché invece “sono previste accurate verifiche, prima dell'accoglimento della domanda, su condanne e procedimenti penali pendenti”. Anche se “purtroppo il rischio è alto”, ammette Lamorgese, perché “I tentativi di infiltrazione criminale riguardano sia i settori produttivi che hanno continuato a operare durante la prima fase dell'emergenza, sia quelli che hanno subito perdite a causa del lockdown”. In particolare “i piccoli imprenditori a corto di liquidità potrebbero esporsi ai tentacoli dell'usura”.
Ad ogni modo, chiarisce la titolare del Viminale, “il numero di richieste potrebbe collocarsi a metà strada tra la regolarizzazione del governo Berlusconi, circa 300 mila domande, e quella del governo Monti, circa 100 mila” e ora “la rapida erogazione” delle ingenti risorse destinate a famiglie e imprese “è fondamentale” perché “i ritardi rischiano di favorire i sodalizi criminali che possono mettere immediatamente a disposizione i loro aiuti”. “È quindi necessario evitare inutili aggravamenti procedurali” anche per prevenire e allentare eventuali tensioni sociali.
Un testo complesso, con oltre 250 articoli. Il premier Conte: "Le misure sono davvero molto cospicue". Tagliati 4 miliardi di tasse. Oltre a prorogare e migliorare le misure del Cura Italia, introduce interventi ex novo per famiglie e imprese (LEGGI). Gualtieri: "Decreto imponente". Bellanova si commuove: "Dignità per invisibili" (Video)
Un sostegno alle imprese "senza precedenti", che non si traduce in finanziamenti a pioggia né tantomeno in un'interferenza della Stato. Nessuna nuova Iri, ha assicurato ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, rivendicando l'impegno "imponente" messo in campo per famiglie, imprese e sistema sanitario nell'atteso dl rilancio "getta le basi per la ripartenza".
Un decreto che ha visto la luce dopo continui rinvii e un lungo braccio di ferro nella maggioranza. E proprio le imprese e l'ingresso dello Stato sono state oggetto di forti tensioni tra le forze di governo, e di una lunga trattativa con gli industriali culminata nel via libera alla cancellazione del saldo e dell'acconto del 40% dell'Irap dovuto a giugno per circa 2 milioni di imprese con fatturato fino a 250 milioni. Uno sconto che vale 4 miliardi e che Confindustria ha chiesto a gran voce.
"Il cuore del provvedimento è il sostegno alle imprese, che non solo pone finanziamenti a fondo perduto alle imprese piu' piccole ma anche con un intervento inedito significativo per favorire tutto il sistema delle imprese", ha sottolineato il titolare dell'Economia in conferenza stampa a Palazzo Chigi.
Accanto a lui il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, co-regista del pacchetto di interventi a piu' livelli per il sostegno del sistema imprenditoriale che prevede 10 miliardi per le Pmi fino a 5 milioni fatturato che hanno avuto un calo dei ricavi del 33%, di cui 6 per i finanziamenti a fondo perduto, 1,5 per gli sgravi sugli affitti commerciali e 600 milioni per il taglio degli oneri di sistema delle bollette per tre mesi.
Previsti inoltre sostegni alle ricapitalizzazione e detassazione degli aumenti di capitale per le imprese tra i 5 e i 50 milioni di ricavi e l'intervento di Cdp per le imprese oltre i 50 milioni di fatturato, con un 'Patrimonio destinato' (Patrimonio Rilancio), separato dalla Cassa, per il sostegno e il rilancio del sistema economico produttivo italiano attraverso il quale si potranno concedere alle società per azioni, anche quotate, prestiti obbligazionari convertibili, garantire la partecipazione ad aumenti di capitale e l'acquisto di azioni quotate sul mercato secondario in caso di operazioni strategiche.
Saranno possibili anche interventi relativi a operazioni di ristrutturazione di società che, nonostante temporanei squilibri patrimoniali o finanziari, abbiano adeguate prospettive di redditività. Patrimonio Rilancio verrà alimentato attraverso titoli di Stato emessi dal Mef e potrà anche finanziarsi con l'emissione di obbligazioni o altri strumenti finanziari di debito con la garanzia di ultima istanza dello Stato.
"La parte quantitativamente più rilevante del decreto riguarda il sostegno alle imprese. Dopo il Cura Italia e il dl liquidità adesso è il momento del ristoro a fondo perduto", ha esordito Gualtieri precisando che non si tratta di "un contributo a pioggia". Aiuti che arriveranno a giugno, ha assicurato, insieme allo stop dell'Irap: "L'Agenzia delle Entrate per una volta sarà l'agenzia delle uscite perché darà risorse alle imprese, le erogherà a giugno", ha detto con una battuta.
L'indennizzo, ha spiegato Patuanelli, andrà "da un tetto minimo di 2 mila euro anche per chi fatturava cifre molto basse fino a oltre 40 mila euro per le imprese che fatturavano 5 milioni e hanno perso la capacità di fatturare".
"In tutta Europa si stanno definendo modalità nuove di sostegno alle imprese", ha ricordato il ministro sottolineando che l'Italia si sta muovendo in "quello scenario sulla base delle nuove regole del Temporary framework per dare un sostegno importante e per contribuire all'assorbimento delle perdite e per dare liquidità e sostegno alle imprese. Di questo si tratta non di una nuova Iri". Cdp, ha osservato, "poi ha le possibilità anche per intervenire in situazioni di crisi di ristrutturazione d'azienda ma sono due cose diverse".
Gli strumenti messi in campo dal governo "sono gli strumenti definiti dal nuovo quadro europeo che si stanno adottando in tutti i paesi e sono estremamente importanti per aiutare il nostro sistema produttivo ad affrontare questa fase difficile. Noi con questo provvedimento ci mettiamo al livello più alto dei paesi che stanno intervenendo di più. È importante che tutto questo avvenga anche in un quadro europeo e noi riteniamo che anche il recovery Fund debba essere uno degli strumenti per dare risorse e una cornice comune a questi interventi a sostegno delle imprese".
Sulla stessa linea Patuanelli che ha tenuto a sottolineare che "non c'è una sovietizzazione del Cda delle imprese private" perché "lo Stato deve accompagnare in qualche modo gli asset strategici del Paese perché portano dietro una filiera, una catena del valore. Non vuol dire incidere sulle politiche industriale delle singole imprese".
Nessuna manovra di avvicinamento a Salvini e nessuna spaccatura ma solo il malumore derivante dalla sensazione di perdere peso politico e di un progressivo schiacciamento sulle posizioni del Partito democratico. Tra i parlamentari Cinque Stelle vicini a Luigi Di Maio viene descritto così il clima all'interno dei gruppi di Camera e Senato, sottolineando anche che l'ex capo politico del Movimento, al momento, sembra completamente assorbito dalla sua attività alla Farnesina, nonostante "in molti, dentro e fuori il movimento, lo stiano tirando per la giacchetta".
Nessuna trama Di Maio-Salvini
L'ipotesi di una nostalgia di Di Maio per l'ex alleato Salvini viene bollata come "fantapolitica" da fonti interne al M5s che, piuttosto, parlano di un "imbarazzo serpeggiante" nei gruppi parlamentari. Un imbarazzo derivante dal dover fare marcia indietro rispetto alla stagione del governo gialloverde: è il caso, ad esempio, delle regolarizzazioni dei migranti, sulle quali il capo politico M5s ha dato battaglia per evitare che passasse il concetto di "tana libera tutti", anche per chi aveva sfruttato l'immigrazione clandestina per il proprio profitto.
Crimi serra le fila
A cercare di serrare le fila è, ancora una volta, Vito Crimi. In una nota, il capo politico si sofferma sui risultati ottenuti dall'azione di governo del M5s: "La misura per i lavoratori stagionali, colf e badanti è diventata finalmente soddisfacente e condivisibile: non si fanno sconti o regali a chi non li merita. È in arrivo il decreto Rilancio, un provvedimento senza precedenti in favore di imprese, lavoratori, famiglie e che prevede anche risorse ingenti per la sanità e la scuola", spiega Crimi: "Senza dimenticare il reddito di emergenza. Nel frattempo il decreto Bonafede appena varato comincia a dare risultati positivi".
Insomma, "il Movimento 5 Stelle sta dando con responsabilità un contributo fondamentale al Paese in questa fase cosi' difficile e importante. Dobbiamo continuare a lavorare e a confrontarci con le altre forze di governo per ottenere i risultati migliori, per i cittadini e il Paese. Tutto il resto non ci interessa: la missione alla quale siamo chiamati spazza via qualunque rumore di sottofondo".
I dubbi sul premier
Del capo politico si fidano ancora i parlamentari vicini a Di Maio che, tuttavia, segnalano come la sua figura "di traghettatore" sembri reggere con fatica alle pressioni derivanti dalla fase politica in corso, con la lotta alla pandemia e il rapporto sempre teso con gli alleati. Più severo il giudizio nei confronti del premier: "Se il primo Conte", viene spiegato, "aveva un consenso bulgaro all'interno dei gruppo parlamentari, ora non è più così. Si è schiacciato sul Pd, lo vediamo anche sul Mes", riferiscono le stesse fonti manifestando il timore che "il meccanismo europeo di stabilità possa trasformarsi in una nuova Tav". Ovvero che possa diventare il pomo della discordia in grado di mettere in difficoltà Movimento e governo.
I sospetti sul Pd
Timori alimentati anche dalla gestione del tema delle regolarizzazioni, "che domenica sembra essere un po' sfuggito di mano, nonostante ci fosse stato tutto il tempo di farsi trovare preparati, visto che il ministro dell'Interno, già a gennaio, aveva parlato della necessità di prevedere le regolarizzazioni". Malumori e timori, dunque. Niente di più. Le voci che parlano di trame con le Lega per logorare il premier vengono bollate come fantapolitica. E, anzi, alcuni esponenti M5s puntano il dito verso gli alleati, Pd e Italia Viva, accusati di tramare per sostituire il premier con un esponente dem (si fa da tempo il nome di Dario Franceschini).
Da fonti parlamentari Pd, tuttavia, la risposta è netta: "Baggianate, paranoie: non esiste alcun piano per scalzare Conte, non c'è un disegno con le firme degli autori". Semmai, "c'è il rischio che il governo non regga all'urto dei prossimi mesi. Può accadere qualcosa di grande o di piccolo, non si può escludere. Ma che ci sia un piano per scalzare conte a settembre è una ipotesi lunare".