Tra chi ha scioperato, al grido di “Senza aiuti del governo non possiamo ripartire”, chi ha rinviato l’apertura per organizzarsi con le linee guida, chi ha faticato a governare le (poche) file con dispenser e termometri  e chi, come il famoso coiffeur di politici e celebrities Roberto D’Antonio era inviperito perché, tra mascherine e plexiglass si è sentito trasformato “da parrucchiere e infermiere”, la prima giornata del commercio romano, dopo due mesi e dieci giorni di serrande blindate è stata parecchio lontana dai sogni in stile “revenge shopping”.

“Non ci sono file perché non è mica il primo giorno dei saldi, e piazza di Spagna non è neanche Disneyland”, è la sintesi che consegna all’Agi  David Sermoneta, titolare della storia boutique di abbigliamento di lusso “Alexander” a fianco della famosa scalinata nonché presidente di Confcommercio Centro Roma. Di ripartenza col freno a mano parlano anche i dati della Confesercenti romana: stima la riapertura nella capitale di circa il l’90% dei bar, il 60% della ristorazione (la Fipe Confcommercio vola più bassa parlando del 55 per cento di bar e ristoranti realmente operativi oggi), mentre le altre attività di commercio e servizi si attestano su circa il 70% a secondo delle zone.

Oltre 5 mila le attività a rischio

Nei prossimi giorni, prevede Confesercenti, questo numero è “destinato a salire, ma difficilmente raggiungerà la situazione precedente”. La clientela, poi dopo due mesi a stecchetto e con un futuro nebuloso davanti, non ha una gran voglia di spendere: Il fatturato che si registra in queste prime ore di ripresa è praticamente non pervenuto sottolinea Confesercenti “timidissimi segnali arrivano da alcune zone e in particolar modo, dalla clientela affezionata. Del resto con le scuole chiuse, il ricorso allo smart working, il blocco del turismo, internazionale e nazionale, la ripresa dei consumi rischia di essere molto limitata per un lungo periodo”. Tanto da stimare in “oltre 5 mila le attività che potrebbero essere state costrette a chiudere”.

Che non girino troppi soldi lo conferma pure Sermoneta: alle 13,30, a due ore circa dalla riapertura prevista dalla fascia 3 (11/11,30 – 19-21,30) aveva realizzato due sole vendite: “Ci siamo occupati di due clienti in crisi d’astinenza da shopping che si erano prenotate seguendo il consiglio divulgato sui nostro social, vedremo nel  pomeriggio all’uscita dagli uffici” spiega all’Agi, chiarendo di non prevedere grandi incassi: “Il negozio non è una farmacia o un supermercato dove entri e compri in fretta il prodotto che ti serve – spiega – ma un luogo dove si vive ‘un’esperienza’, ci si concede, soprattutto dopo due mesi come questi, un premio, ma è chiaro che tra ingressi contingentati, misurazione della temperatura, dispenser, e mascherine l’esperienza non può essere così gratificante né allettante”.

Sul piano finanziario Sermoneta non è certo di riuscire a coprire i costi di apertura (“nel decreto Rilancio manca l’immediatezza della liquidità) e per quanto riguarda le previsioni per gli incassi futuri spiega che  “Dipende dalla conferma del 3 giugno come data per la riapertura dei confini regionali e per il ripristino dei viaggi europei”. Chiarisce che i negozi del centro vivono molto di turismo e che intanto devono accontentarsi della clientela romana “senza neanche poter contare sulla Ztl (la cui apertura è stata prorogata solo fino a fine maggio ) né delle strisce blu gratuite che servirebbero anche ai nostri dipendenti per venire al loro in auto, senza sottoporsi alla gimcana infernale dei tragitto in metro e in bus”.

“Il decreto Rilancio non basta”

Giulio Anticoli che con la sua “Roma produttiva”  ha guidato lo sciopero “Io non riapro” (un giorno di sciopero nel giorno delle riaperture degli esercizi commerciali) alla quale hanno aderito in centinaia tra viale della Conciliazione, il centro storico e Ostia, spiega all’Agi che nonostante le nuove misure del decreto Rilancio non vede grandi possibilità di salvezza per i commercianti.

“Il premier Conte in conferenza stampa ha dimostrato di aver preso coscienza di noi, ha recitato anche il nostro manifesto di protesta – chiarisce – ma le misure varate non sono sufficienti, il fondo di garanzia, in particolare, può trasformarsi in uno strumento di indebitamento, e il fondo perduto sugli affitti copre una percentuale irrisoria”.

Convinto che il debito della messa in sicurezza del Paese sia stato messo sulle spalle dei piccoli e medi imprenditori, Anticoli chiede un incontro urgente con il ministro dell’economia Gualtieri: “Così non si può andare avanti, si apre una guerra tra poveri, tra noi e i nostri creditori”. Domani con i compagni di protesta riapriranno i loro esercizi sperando, spiega, che ci siano le condizioni per andare avanti: “Tra una decina di giorni faremo il punto, per capire, in assenza di risposte ministeriali, se ci saranno le condizioni economiche per andare avanti. Potremmo pensare a un nuovo sciopero o anche dover purtroppo decidere di chiudere per sempre”.

E il tennis ha già ripreso

Più alto l’umore  tra gli sportivi che hanno potuto riprendere le loro attività: Il Due Ponti sporting club dei fratelli  Emanuele e Pietro Tornaboni è tra i primi circoli romani tornati attivi: “Abbiamo aperto il cancello stamattina alle 9 – racconta all’Agi –  con piccole code di 5/ 7 persone al massimo, perché attraverso nel fine settimane abbiamo raccolto telefonicamente le prenotazioni. tra i soci c’era una grande emozione, tutti felici di potersi ritrovare,  qualcuno si è anche commosso, una volta entrato sul campo da tennis un socio storico si  è inginocchiato e ha baciato la terra battuta”.

Il Due Ponti, a Roma Nord, 2500 soci circa, è storicamente il circolo del mondo dello spettacolo (da Fiorello a Jimmy Ghione a Manuela Arcuri) e per la vicinanza territoriale con Saxa Rubra da tanti nomi Rai come Eleonora Daniele, giocatrice provetta di padel, Bruno Vespa e Salvo Sottile, quest’ultimo già passato ora per un saluto. Ovviamente la ripresa sportiva non è al cento per cento. Tutto (zona segreteria, bar, aree comuni, campi) è stato igienizzato nel weekend) e oggi (e, pare, fino al 25 maggio) si può soltanto giocare a tennis e a padel (niente palestra né piscina né area wellness): i soci  devono entrare al circolo con la mascherina, pulirsi le mani con il dispenser, e farsi poi la doccia a casa, essendo spogliatoi e docce ancora vietati.

Niente doppi (non garantirebbero il distanziamento sociale) ma solo singoli sia per il tennis sia per il padel. Su consiglio della Federtennis chi gioca è invitato ad indossare il guanto nella mano con cui raccoglie le palline o, in alterativa, ad igienizzarle durante i cambi campo. Niente rituale stretta di mano  a fine match, sostituita da un tocco tra le racchette. Felice per la riapertura, Tornaboni non nasconde però la  preoccupazione relativa a un vero ritorno alla normalità: “Per recuperare economicamente questi due mesi e e quelli che ci separeranno dal ritorno ai pieni  ritmi pre 9 marzo 2020 in assenza di vaccino ci vorranno perlomeno  due anni” chiarisce, stimando una perdita di centinaia di migliaia di euro in questo lasso di tempo.

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Fonte: agi.it