Assegno Unico, Novità INPS: 50.000 Famiglie in Più Potranno Fare Domanda

Cambia una delle regole più importanti dell’Assegno Unico e la novità potrebbe interessare migliaia di lavoratori che ogni giorno attraversano il confine per lavorare in Italia. Grazie alle nuove disposizioni dell’INPS, infatti, il beneficio si estende anche a chi ha i figli residenti in un altro Paese dell’Unione europea, purché siano fiscalmente a carico.

La misura riguarda in particolare i lavoratori frontalieri delle aree di confine, dove sono numerose le persone che lavorano in Italia ma hanno la famiglia oltreconfine. Secondo le stime, la platea potrebbe allargarsi fino a circa 50.000 nuovi beneficiari.

Vediamo meglio nel dettaglio.

Chi può ottenere ora l’Assegno Unico: la novità introdotta dalla circolare INPS

Le nuove istruzioni sono contenute nella circolare INPS n. 81 del 24 luglio 2026, che recepisce le modifiche introdotte dal Decreto PNRR convertito in legge. L’obiettivo è adeguare la normativa italiana alle regole europee, dopo la procedura di infrazione aperta dalla Commissione europea nei confronti dell’Italia.

La principale novità è che non è più necessario aver risieduto in Italia per almeno due anni per poter richiedere l’Assegno Unico. Ma soprattutto cambia un altro requisito fondamentale: i figli non devono più vivere obbligatoriamente in Italia.

Da oggi dunque possono presentare domanda anche i cittadini dell’Unione europea che lavorano in Italia, pur avendo i figli residenti in un altro Stato membro dell’UE.

Per ottenere il beneficio è però necessario rispettare almeno uno dei requisiti previsti dalla nuova normativa:

  • essere soggetti al pagamento dell’IRPEF in Italia;
  • avere la residenza o il domicilio nel nostro Paese;
  • oppure svolgere un’attività di lavoro dipendente o autonomo in Italia con iscrizione a una gestione previdenziale obbligatoria e contributi regolarmente versati.

Inoltre, i figli devono essere fiscalmente a carico, anche se vivono in un altro Paese dell’Unione europea.

Perché la novità riguarda soprattutto i lavoratori frontalieri

Le nuove regole interessano soprattutto chi ogni giorno attraversa il confine per lavorare in Italia. È il caso, ad esempio, di molti lavoratori impiegati nelle province di confine di regioni come:

  • Lombardia,
  • Piemonte,
  • Friuli Venezia Giulia,
  • Veneto,
  • Trentino Alto Adige,
  • Valle d’Aosta,
  • Liguria.

In questi casi, infatti, è frequente che la famiglia risieda in uno Stato vicino mentre il genitore svolge la propria attività lavorativa in Italia.

Con la nuova disciplina, il diritto all’Assegno Unico viene collegato principalmente al lavoro svolto nel nostro Paese e non più al luogo di residenza dei figli.

Cosa cambia per chi vive in Paesi extra UE

La novità riguarda esclusivamente i cittadini dell’Unione europea.

Per chi risiede in Paesi extra UE, come ad esempio Svizzera, Regno Unito, Stati Uniti o altri Stati non appartenenti all’Unione, la disciplina rimane invariata. Quindi, un cittadino svizzero con famiglia residente in Svizzera ma che lavora in Lombardia non potrà godere dell’Assegno Unico se il figlio fiscalmente a carico risiede in Svizzera.

Anche per i cittadini extracomunitari continuano ad applicarsi le regole già previste dalla normativa originaria. In particolare, il richiedente deve essere in possesso del permesso di soggiorno previsto dalla legge e avere un rapporto di lavoro che rispetti i requisiti stabiliti dalla normativa vigente.

Come funziona la domanda per l’Assegno Unico e quando va rinnovata

L’Assegno Unico viene riconosciuto per il periodo in cui il lavoratore svolge la propria attività in Italia.

Chi presenta domanda in qualità di lavoratore transfrontaliero dovrà quindi richiedere il beneficio per il periodo di lavoro svolto nel nostro Paese e rinnovare la richiesta ogni anno, a partire dal 1° marzo, se continua ad avere i requisiti.

Arrivano anche gli arretrati? Ecco cosa prevede la legge

Molti lavoratori si chiedono se sarà possibile recuperare gli importi non percepiti negli anni passati. La risposta è solo in parte positiva.

La legge non riconosce arretrati per le domande respinte prima del 21 aprile 2026 a causa del vecchio requisito della residenza biennale.

Diversa, invece, la situazione per le richieste presentate dal 21 aprile 2026 in poi. In questi casi l’INPS potrà definire le domande applicando le nuove regole e riconoscere gli eventuali arretrati spettanti a partire dal mese di maggio 2026, se risultano soddisfatti tutti i requisiti previsti.

Assegno Unico, una platea più ampia grazie alle nuove regole europee

Con la circolare n. 81/2026 l’Assegno Unico amplia quindi la propria platea e diventa pienamente allineato alle norme europee sul coordinamento delle prestazioni familiari.

Per migliaia di lavoratori frontalieri significa poter ottenere un sostegno economico finora escluso, anche se i figli vivono oltre il confine, purché:

  • all’interno dell’Unione europea
  • e fiscalmente a carico.

Una novità che potrebbe interessare circa 50.000 famiglie e che rappresenta uno dei cambiamenti più importanti introdotti nel 2026 per l’Assegno Unico.