di Bianca Leonardi

Con l’emergenza Covid ci sono settori completamente in ginocchio, fermi da mesi e chissà per quanti ancora: uno su tutti il settore dello spettacolo e della musica dal vivo. Uno dei primi ad essere colpito dall’emergenza e sicuramente uno tra gli ultimi a poter ripartire. In Italia il settore della cultura e dello spettacolo dà da vivere a 400.000 persone, movimentando un mercato da oltre 5 miliardi di euro e contribuendo al Pil per circa il 16%.

Numeri importanti che però, ora più di prima, sembrano passare inosservati visto che con il Decreto Rilancio è stato erogato poco più dell’1% dei fondi stanziati per la gestione dell’emergenza Coronavirus.

C’è molto fermento sull’argomento ed è così che, nell’emergenza di oggi e per il futuro di domani, nasce “La Musica che Gira”, un coordinamento composto da artisti, lavoratori, imprenditori e professionisti della musica e dello spettacolo che hanno deciso di fare rete per muoversi subito e non aspettare che questa crisi ricada in modo irreparabile sull’economia futura del settore e sulla capacità del paese di produrre valore in termini socio-culturali.

“La Musica che Gira” è tutto ciò che nasce da un’Italia che vuole ripartire e lo vuole fare non come prima, ma molto meglio, è l’ambizione di utilizzare questo momento di emergenza come occasione per costruire qualcosa di concreto, giusto e rispettoso che possa salvaguardare tutto quel settore che spesso resta dietro le quinte.

“Abbiamo creato una piattaforma di confronto aperta e partecipativa a cui tutti i colleghi sono invitati a partecipare. Dentro ci sono i club, le etichette discografiche, i management, gli addetti stampa, le agenzie, gli operatori del settore e gli artisti più esposti della scena indie” racconta Luca Zannotti dell’agenzia di booking e management Musiche Metropolitane, una delle menti attive del coordinamento.

Le proposte mosse dal Coordinamento al governo sono, riassumendo: la garanzia dell’accesso alle tutele sociali, il supporto delle attività imprenditoriali di settore, lo stimolo a una riforma definitiva del settore e l’incentivo degli investimenti green su innovazione e tecnologia.

Il documento, che ha raccolto ad oggi 3500 firme, è online sul sito dove è possibile aderire e sottoscrivere per dare il proprio contributo. “Vogliamo contribuire con le associazioni di categoria di cui siamo sostenitori a una riforma urgente profonda, sostenibile e solidale per attutire i tratti di quel capitalismo feroce che fagocita da sempre il nostro mercato” continua Zannotti.

In questo momento di profonda crisi occorre stimolare e rafforzare l’impegno delle istituzioni nei confronti del sistema culturale creativo in Italia, una filiera spesso abbandonata a se stessa e senza le tutele adeguate, ed è per questo che “La Musica Che Gira” sta lavorando per creare un domani diverso e un futuro più sicuro e più equo. Tante le firme importanti che hanno aderito all’iniziativa tra cui Brunori Sas, Lo Stato Sociale, Niccolò Fabi, Rodrigo D’Erasmo, Tosca, Margherita Vicario, Galeffi.

“La Musica Che Gira” è quella che raggiunge le vostre orecchie, che accompagnerà la vostra estate, che vi fa compagnia in auto quando tornate a casa dopo una giornata di lavoro, è la musica che fa chilometri e chilometri in furgone, che paga tutti gli addetti ai lavori, la Siae, le imposte comunali, la Tari, i contributi Inps e con questa iniziativa è nostro obiettivo tutelarne il valore e sostenerne l’importanza” conclude Luca Zannotti di Musiche Metropolitane.

“La Musica Che Gira” si pone quindi, in questo momento storico denso di incertezza e paure, come decisivo per una vera e propria rivoluzione del settore artistico-culturale, già soggetto a problematiche di fondo e che il Covid ha solo violentemente portato alla luce. “La Musica Che Gira” è il grido di tutti coloro che ancora credono alla musica che suona nelle cuffie, che è il motore per continuare a girare, quella musica che ha deciso di voltare pagina.

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L’articolo ‘La Musica che gira’, per un domani più sicuro e solidale nel settore dello spettacolo proviene da Il Fatto Quotidiano.

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Fonte: ilfattoquotidiano.it