Durante il webinar intitolato “Trasporti al lavoro: costruiamo oggi la mobilità di domani” organizzato da Collettiva.it, andato in onda questa mattina su Facebook, il Segretario Generale della Cgil, Maurizio Landini, ha risposto in diretta ad una nostra domanda.

A seguire riportiamo il testo completo dell’intervento.  

TuttoLavoro24: In una situazione di Emergenza come quella che stiamo attraversando, che ci impone il distanziamento sociale, come lei pensa possano essere messe in campo le tradizionali forme di lotta dei lavoratori? Il riferimento non è tanto allo “sciopero” quanto piuttosto alle “manifestazioni” o iniziative similari. Inoltre le chiedo se lei pensa che il Sindacato possa indebolirsi in questa situazione di Emergenza.

Maurizio Landini: Più che distanziamento sociale, noi siamo in una situazione di distanziamento fisico che dobbiamo rispettare. Invece il distanziamento sociale lo dobbiamo evitare proprio per non lasciare solo nessuno, e perché questo virus, questa pandemia non la si risolve distanziandosi socialmente, anzi io credo che c’è il bisogno di provare – utilizzando le tecnologie che permettando alle persone di dialogare, di parlare, di confrontarsi, di prendere decisioni, – a rafforzare anche la nostra democrazia. Io credo che sicuramente ci sono problemi nuovi da affrontare, penso ad esempio – proprio perché stiamo parlando dei 50 anni dello Statuto dei Lavoratori – che è il momento di estendere le agibilità sindacali anche nell’era digitale e quindi debbono diventare secondo noi diritti sindacali, come fare le assemblee in presenza poter fare anche le assemblee a distanza con questi strumenti anche utilizzando gli strumenti digitali per dare informazioni per parlare con le persone, dentro alle aziende, fuori dalle aziende, e credo che questo sia un “terreno” che va discusso nei rinnovi dei contratti nazionali e nella contrattazione che viene oggi realizzata. Penso che le persone abbiano ancora più bisogno di sindacato!

E non a caso noi in questi mesi e in queste settimane ci siamo battuti, quando abbiamo parlato di cassa integrazione e di sostegno al reddito, di darlo non solo alle forme tradizionali di lavoro, ma fare in modo che tutte le persone, qualsiasi rapporto di lavoro avessero – visto che stan pagando un prezzo pesante in questa fase – potessero ricevere un sostegno ai loro diritti. Sostegno che, vista la precarietà e la frantumazione del lavoro che si è determinata, ci si è dovuti inventare in mille forme diverse. Io credo che questo ad esempio pone un problema anche al nostro Paese: è il momento di avviare una discussione seria per una riforma degli ammortizzatori sociali e andare verso un sistema che sia davvero universale, e dia gli stessi diritti a tutte le persone che lavorano, a prescindere dal rapporto di lavoro che hanno, anche in termini di sostegno e di tutela. E tra questi diritti naturalmente c’è il diritto di associazione. Il sindacato esiste non perché ce l’ha ordinato il medico. Noi esistiamo perché le singole persone scelgono di organizzarsi, di iscriversi al sindacato, di pagare un contributo mensile (che è quello che ci fa vivere), e di lavorare insieme ad altri, collettivamente, per affrontare la propria situazione. Questo vuol dire che dobbiamo cambiare anche noi? Certo! Questo vuol dire che c’è anche di una domanda, c’è un bisogno di sindacato, che dentro ha anche una domanda di cambiamento rivolta alla stessa organizzazione sindacale, al modo con cui lavoriamo, in cui ci rapportiamo. La scelta ad esempio di essersi dati una piattaforma tecnologica anche noi riguarda il fatto che noi vediamo nella comunicazione non solo quello che diciamo noi alle persone ma anche quello che le persone hanno il diritto di poter dire a noi, per essere organizzati, per iscriversi, ma anche per organizzare insieme a noi un’azione. E io credo che sia questo l’elemento che dobbiamo affrontare, compreso il fatto di essere lì, dove oggi c’è una difficoltà, perché i ritardi che si sono accumulati sulla cassa integrazione e sulle altre cose stanno determinando delle situazione sociali pesantissime e quindi è necessario, naturalmente, affrontare questa situazione ed essere in grado di affrontarla. Io da questo punto di vista non penso che questa situazione, questo bisogno, tolga spazio al sindacato, in linea teorica ce n’è ancora di più. Poi dipende dalle scelte che vengono fatte sia sul piano politico che su quello contrattuale, perché ci può essere naturalmente anche chi pensa che questa possa essere un’occasione per disfarsi non dei sindacalisti, ma per disfarsi dei diritti delle persone che lavorano di poter fare sindacato. Questa sarebbe una regressione democratica pesante. Io penso che noi ne abbiam bisogno e soprattutto oggi il punto vero di fondo è che senza l’intelligenza di chi lavora non si cambia questo Paese, non si costruire un futuro nuovo, quindi il problema è come mettere a disposizione questa intelligenza e come fare in modo che le persone possano partecipare, decidere di più rispetto a ciò che riguarda la loro vita e al contributo che possono dare per fare un Paese migliore. Questo è senso e questo è anche il modo di unire il mondo del lavoro e unire le organizzazioni sindacali. e noi in questa fase pensiamo che il problema non sia divedere o separare ulteriormente questo Paese. E’ già abbastanza diviso, è già abbastanza frantumato. Noi abbiamo bisogno di unirlo e per unirlo abbiamo bisogno di investire sull’intelligenza e sulla forza creativa delle persone che lavorano.

Guardatevi intorno, quando si dice treni, navi, ma pensate ai vestiti, pensate a qualsiasi cosa vi vedete intorno, vuol dire che dietro c’è qualcuno che la pensata, l’ha progettata. Quello che noi diciamo è che oggi bisogna uscire dalla dimensione che ognuno può fare da solo, che piccolo è bello, e che la competizione di per sé risolve tutto. E’ il momento di fare sistema, è il momento della progettazione. E’ il momento di fare delle sintesi più avanzate. Anche perché abbiamo problemi totalmente nuovi. Combattere il virus vuole dire anche investire nella sanità, investire nel territorio, combattere il virus significa anche investire nell’industria farmaceutica. Combattere il virus significa anche affrontare l’emergenza climatica che abbiamo e quindi pensare a nuovi sistemi di trasporto e mobilità come stiamo discutendo. Ma vuol dire anche utilizzare al meglio la tecnologia, e allora bisogna avere la conoscenza, bisogna avere la formazione, bisogna dare il tempo alle persone e il diritto di poterlo fare. Quindi emerge il ruolo della scuola, emerge il ruolo della conoscenza. Emerge la necessità di investire. Stiamo parlando di digitale, la banda larga non è uguale in tutto il Paese: abbiamo interi territori del nostro Paese, aree interne e non solo, che non hanno nessuna banda larga e non c’hanno nessuna rete. Abbiamo altri territori dove addirittura ci sono due imprese che mettono reti nello stesso posto, quando ce l’hanno già. Questo è solo un esempio e può valere per il sistema ferroviario e per altre cose. E’ il momento di ripensare il ruolo che vogliamo giocare come organizzazioni sindacali che non è semplicemente quello di tutelare quelli che hanno bisogno e di garantire dei diritti, che è importantissimo. Oggi, secondo noi, il problema è di svolgere la nostra funzione mettendo nella condizione le persone che lavorano di poter progettare, partecipare, per decidere il proprio futuro.