Doveva essere pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale il Decreto Sostegni bis approvato la settimana scorsa dal Consiglio dei Ministri, ma l’impasse dovuta alle divisioni interne alla maggioranza di Governo sul blocco dei licenziamenti tengono fermo, per il momento, l’iter che porta all’entrata in vigore del provvedimento.

L’iter è fermo e nel frattempo slitta di qualche giorno l’avvio delle nuove misure in esso previste, come il Bonus 1.600 euro per i lavoratori del turismo, spettacolo, ecc., il Reddito di emergenza di 4 mensilità (da giugno a settembre), il nuovo fondo perduto che replica lo stesso importo ricevuto dalle partite Iva tra aprile e maggio, ma anche tutti gli altri aiuti a favore di imprese e famiglie.

Ma esattamente dove si trova il Decreto in queste ore? E in attesa di quali altri passaggi?

Secondo quanto riporta la nota agenzia di stampa Ansail provvedimento è in queste ore è nelle mani della Ragioneria generale, che si tiene in contatto con Palazzo Chigi, ed è atteso dal Quirinale per la firma del Capo dello Stato”.

In altri termini il documento si trova presso gli Uffici del Ministero dell’Economia che attendono il via libera da Palazzo Chigi, dove il premier Mario Draghi in queste ore sta cercando di mediare tra le varie posizioni in campo. Dopodichè sarà trasmesso al Quirinale per la firma del Presidente della Repubblica che formalmente dovrà emanarlo con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Ma quanto manca per il completamento di questi passaggi?

Secondo quanto riporta ancora Ansa “l’obiettivo sarebbe quello di chiudere il provvedimento al più presto, anche per evitare “ingorghi” con i prossimi decreti legati al Recovery”. Più dettagliatamente si parla di una chiusura nel pomeriggio di oggi.

Ma realisticamente tutto dipenderà dal fatto se ci saranno modifiche oppure no al testo ‘licenziato’ dal Consiglio dei Ministri del 20 maggio.

“Se si tratterà di aggiustamenti riguardanti scadenze – scrive Ansa – non dovrebbero essere necessari ritorni in Cdm. Nel caso di modifiche più strutturali di qualsiasi norma del decreto, potrebbe essere invece necessario un nuovo passaggio in Consiglio“. 

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