Si è tenuto nei giorni scorsi l’incontro tra Adiconsum e altre Associazioni Consumatori in rappresentanza dei soci azionisti e risparmiatori della Banca Popolare di Bari e la nuova governance nominata da Mediocredito Centrale.
Il confronto, fondato sulla valutazione caso per caso – sostiene Danilo Galvagni vice presidente di Adiconsum – definisce da un lato un ristoro secondo diritto e non solo per ragioni di disagio, chiarendo che lo status di persona disagiata è un elemento da valorizzare per attribuire una percentuale ben maggiore del 25% offerto dalla banca; dall’altro opera una distinzione anche in base alle violazioni accertate dall’Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF).
Avevamo manifestato disponibilità ad accettare che la banca ponesse risorse per ora limitate – proseguono Emilio Di Conza, Presidente Adiconsum Puglia e Carlo Piarulli, Responsabile Nazionale Credito di Adiconsum – con l’auspicio di ricercarne altre in futuro. La banca ha nettamente rigettato la nostra ragionevole proposta, dichiarando che non era possibile fare di più. Appare grave soprattutto il fatto che la banca abbia rifiutato persino di accettare una nostra proposta di miglioria semplicissima e sacrosanta: alzare il tetto massimo del 25%, da loro unilateralmente imposto, cosi da dare alle persone più deboli un risarcimento vero.
A questo punto Adiconsum e le altre Associazioni informano i soci azionisti che nei prossimi giorni formalizzeranno alle Autorità di Vigilanza due richieste di trasparenza, doverose:
la pubblicazione del bilancio dell’Amministrazione Straordinaria che ad oggi (dal 15 ottobre 2020) non è ancora stato pubblicato;
la richiesta all’Antitrust di condannare la banca per pubblicità ingannevole, atteso che in tutte le sue comunicazioni ufficiali (sito internet e/o note informative ai clienti), Banca Popolare di Bari pubblicizza ed invita i suoi clienti ad aderire all’Arbitro per le Controversie Finanziarie, autorità pubblica istituita presso la Consob per dirimere le cause in materia di vendita dei prodotti finanziari, per poi non adempiere ad alcuna delle decisioni sfavorevoli.
La banca, oggi facente parte del gruppo Medio Credito Centrale, e totalmente controllata dal MEF, può per legge non adempiere alle decisioni ACF (anche se il giudizio etico su tale condotta non può esser positivo), ma allora dovrebbe, per coerenza, smettere di pubblicizzare l’adesione, solo formale e priva di ogni valore sostanziale ed effettivo, all’importante Organo di risoluzione stragiudiziale delle controversie, voluto proprio dallo Stato per decongestionare la giustizia ordinaria.

 

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Fonte: cisl.it