Visto il nuovo decreto approvato il 16 settembre scorso che impone, tra le altre cose, l’obbligo del green pass per poter recarsi sul luogo di lavoro sia nel pubblico che nel privato pena sanzioni e sospensioni, una domanda sorge spontanea: chi non è in possesso della certificazione verde può lavorare in smart working e quindi da remoto?

Sebbene il dibattito sia ancora in corso e nel decreto non troviamo una risposta chiara e precisa a questa domanda che molti italiani si stanno ponendo, fonti del governo hanno fatto sapere che “l’assenza del certificato non può dare in automatico diritto al lavoro da remoto”.

Ciò significa che lo smart working non può essere visto come una “scusa” per non vaccinarsi. Tuttavia, se un dipendente concorda con il proprio datore di lavoro di lavorare da remoto, il green pass non sarà richiesto. Quest’ultimo, infatti, serve per accedere al luogo di lavoro, non per lavorare nel senso stretto del termine. Ovviamente, qualora lo smart working non fosse esclusivo ma alternato da giornate in presenza, per questi casi il lavoratore deve poter esibire il certificato.

Ma come cambiano le cose nelle aziende private e nella pubblica amministrazione? Vediamolo in dettaglio.

Green pass e smart working: aziende private

Per quanto riguarda il settore privato, qui la situazione cambia da azienda ad azienda. Già alcune imprese italiane, ancora prima dell’approvazione del decreto, avevano disposto lo smart working per i dipendenti senza green pass. Tuttavia, se per qualsivoglia motivo il datore di lavoro richiede la presenza fisica del lavoratore in sede, questi dovrà essere in possesso del green pass altrimenti andrà incontro a multe che vanno dai 600 ai 1500 euro e alla sospensione, senza comunque incorrere nel licenziamento.

Green pass e smart working: pubblica amministrazione

Anche per il settore pubblico lo smart working non può essere utilizzato come una scappatoia dal vaccino. Tuttavia per la pubblica amministrazione le cose sono diverse rispetto al privato, perché in questo caso la decisione dello smart working spetta alle varie amministrazioni che devono sottostare alle direttive statali. E proprio in questi giorni il governo, nello specifico il ministro Renato Brunetta, ha dichiarato che lavorerà a un nuovo provvedimento che disciplini lo smart working nella pubblica amministrazione anche dopo la scadenza del 31 dicembre, data entro la quale si può disporre del cosiddetto smart working d’emergenza, ovvero la possibilità di lavorare da remoto senza accordi individuali preventivi. Quello che è trapelato finora è che allo scadere dello stato d’emergenza, quindi a partire dal 2022, sarà consentito una quota massima del 15% di lavoratori in smart working.

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