Non è reato per i mafiosi percepire il Reddito di cittadinanza. E’ la novità che emerge da una sentenza del Gup del Tribunale di Reggio Calabria dalla quale si apprende che non commettono reato quei mafiosi che, nel presentare la domanda Inps, omettono di dichiarare le pene definitive riportate.

I reati di mafia sono ostativi all’ammissione al beneficio, ma percepire il RdC non è reato perchè sul piano formale Inps non chiede in fase di domanda, una dichiarazione delle domande riportate. Nei fatti, c’è una scappatoia che consente ai mafiosi di uscirne, almeno in questo ambito, ”puliti” davanti alle legge

“Il modello predisposto dall’Inps – scrive Il Quotidiano del Sud a proposito di questa sentenza che è già destinata ad aprire la polemica – , osserva ancora il gup nelle motivazioni della sentenza, non contiene nemmeno riferimenti impliciti o espliciti all’indicazione delle condanne ostative al beneficio, per cui potrebbe trattarsi di “errore scusabile”. Non è prevista manco la classica postilla chiarificatrice. Di certo manca il dolo intenzionale, e non potrebbe dimostrarsi la sussistenza dell’elemento psicologico del reato, rileva il gup. Ha destato scandalo il fatto che mafiosi anche di rango fossero riusciti a ottenere il sussidio. Figuriamoci se una manna del genere, in territori assediati dai clan e in cui i redditi ordinari fino a 9.630 euro annui hanno un’incidenza sul 20 per cento della popolazione, non potevano non diventare preda delle cosche”.

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