Quando fa caldo è difficile lavorare in condizioni di surriscaldamento ma è anche difficile gestire un’azienda, vista la novità improvvisa di questa estate, oltre che essere difficile fare sindacato.

Lo sanno bene nel Nord-Ovest d’Italia, in Piemonte in particolare, dove per il gran caldo ci è scappato anche il morto e ora i sindacati chiedono che vengano migliorate le condizioni di lavoro.

“E’ da settimane che arrivano telefonate – fa sapere Edi Lazzi Segretario Generale Fiom Torino – , lamentele ai delegati perché nelle fabbriche fa un caldo infernale. Le macchine girano e fanno calore, si arriva a 40 gradi”.

“Le aziende dovrebbero dare acqua con i sali minerali, aumentare le pause e diminuire i ritmi di produzione – puntualizzano dalla Fiom – . Quasi nessuno lo fa. Prevale l’idea che bisogna non fermarsi, non perdere le consegne. Ci sono operai che finiscono in infermeria, le donne spesso hanno mancamenti. Le aziende vogliono continuare a produrre, la logica del profitto prevale su tutto. Fanno le pause anche i calciatori, ma non gli operai”. 

“Abbiamo fatto seguire dei corsi ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, devono controllare la temperatura in fabbrica e se l’azienda non collabora chiamare l’Asl. Bisogna rendere i luoghi di lavoro più sicuri“, afferma il segretario generale della Uilm torinese, Luigi Paone.

Anche per il segretario della Fim torinese Davide Provenzano, “il problema del caldo in fabbrica è diffuso. Ci sono aziende come quelle di stampaggio a caldo del Canavese dove la situazione è intollerabile. Abbiamo allertato i delegati, stiamo monitorando. La priorità è fare rispettare la legge”. 

Fonte: Rainews.it

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