Con il messaggio INPS n. 2130 del 3 luglio 2025, le imprese possono attivare la cassa integrazione per caldo eccessivo senza oneri economici.
Nessun contributo addizionale. Nessun requisito di anzianità lavorativa. La misura si applica a eventi considerati oggettivamente non evitabili (EONE).
Quando si può chiedere la cassa integrazione per caldo
La CIGO, l’assegno del FIS e le prestazioni dei Fondi bilaterali possono essere richiesti per:
Temperature elevate che impediscono lo svolgimento in sicurezza delle attività;
Temperature percepite critiche, anche inferiori a 35°C, se aggravate da umidità, esposizione al sole, DPI o calore prodotto dai macchinari;
Ordinanze delle autorità pubbliche che impongono la sospensione delle attività.
Vale anche per ambienti chiusi senza ventilazione (per cause non imputabili all’impresa) e per il settore agricolo, secondo la disciplina CISOA.
Come presentare la domanda
Le aziende devono inviare la domanda entro la fine del mese successivo all’evento, allegando una descrizione dettagliata delle attività sospese e delle condizioni operative. Quindi per le sospensi di luglio, c’è tempo di inviare la domanda entro il 31 agosto.
L’informativa sindacale può essere inviata anche dopo l’inizio della sospensione.
Protocollo sicurezza caldo: misure operative nei luoghi di lavoro
Alla misure dell’Inps si aggiungono quelle previste dal Protocollo sul Caldo, firmato il 2 luglio 2025 da governo, sindacati e imprese. Esso prevede:
Riorganizzazione dei turni di lavoro per evitare le ore più calde;
Accesso ad aree ombreggiate e ben ventilate;
Fornitura di acqua e bevande;
Pause più frequenti, soprattutto nei cantieri e in ambienti ad alto rischio;
Alternanza dei lavoratori nelle attività più esposte.
Tutte misure che rientrano tra le “buone prassi” e che i datori di lavoro sono invitati a mettere in atto.
Perché le imprese non si fermano
Nonostante la cassa integrazione sia gratuita e semplificata, sono davvero poche le aziende che ne fanno richiesta. I motivi principali sono da ricondursi a:
– Scadenze improrogabili da rispettare
– Processi produttivi rallentati o accumulo di arretrati
– Richieste stringenti da parte dei clienti o committenti
– Timore di perdere quote di mercato o posizioni concorrenziali
Così i lavoratori continuano a operare anche in condizioni climatiche estreme, mettendo a rischio la loro salute.




