La consultazione nazionale sull’ipotesi di rinnovo del CCNL 2024-2028, sottoscritta da Fim, Fiom e Uilm il 22 novembre 2025, sta procedendo attraverso una fitta rete di assemblee territoriali. Un percorso pensato per misurare davvero l’umore della base. Ma nelle ultime ore è emerso un passaggio inatteso: a Genova la Fiom ha votato contro quasi all’unanimità, aprendo una crepa imprevista nel fronte sindacale.
Il voto che ribalta gli equilibri
Alla seconda Assemblea Generale, la Fiom di Genova ha approvato un ordine del giorno molto netto. I numeri parlano da soli: 58 favorevoli, un solo contrario, zero astenuti. Il documento esprime “tutta la sua contrarietà all’ipotesi di accordo siglata” e giudica l’impianto del rinnovo come un passo indietro per i lavoratori.
Una delle critiche più dure riguarda l’allungamento della durata del contratto: nel testo si legge che si tratta di un accordo “che allunga la durata del contratto nazionale a quattro anni, privando i lavoratori della possibilità di rivendicare ulteriori aumenti di salario per tutto questo lunghissimo tempo”.
Le obiezioni sui salari e sulla gestione aziendale
Il malcontento tocca soprattutto il tema economico. La Fiom genovese definisce insufficiente la risposta al problema dei bassi salari, ricordando che “la prima tranches verrà elargita solo fra 7 mesi” (a giugno 2026) e che per molti dipendenti si tradurrà in “poco più di un euro al giorno”. C’è poi molta preoccupazione per l’assorbimento dei superminimi da parte delle aziende, l’intesa sindacale non risolve questo aspetto.
Il documento critica anche lo spostamento della gestione di due giorni di PAR n mano alle aziende, sottolineando che si tratta di un arretramento rispetto alle conquiste precedenti.
Un segnale politico che pesa sulla consultazione
Nel testo viene citato un passaggio che sintetizza lo spirito del voto: l’accordo è definito “un accordo della rassegnazione che spezza conquiste elementi che avevamo già acquisito”. Parole che difficilmente passeranno inosservate nelle prossime assemblee. In estrema sintesi: i lavoratori si aspettavano altro dopo le 40 ore di sciopero consumate a tra lo scorso inverno e la scorsa primavera. 40 ore di sciopero possono significare anche rinunciare a circa 400 euro di salario (tutto ovviamente dipende dalla retribuzione globale di fatto lorda del singolo metalmeccanico).
Ora l’attenzione passa agli altri territori
La consultazione è ancora in corso, ma il “no” compatto di Genova introduce una variabile nuova. Le prossime votazioni territoriali diranno se si tratta di un caso isolato o dell’inizio di un cambio di clima nella base metalmeccanica. Nel frattempo contro l’intesa del 22 novembre si schierano anche i sindacati di base – USB in testa – che con una serie di comunicati giudicano il nuovo contratto “costruito sulle esigenze delle imprese, non su quello dei lavoratori”.



