Invalidità, le Case Fanno Reddito e Possono Far Perdere la Pensione. Regole e Eccezioni

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 7697/2026, interviene su un tema molto delicato: il peso delle seconde case nel calcolo del reddito per ottenere la pensione di invalidità civile. Una questione che riguarda da vicino molti lavoratori e pensionati, soprattutto in presenza di piccoli patrimoni immobiliari.

Il caso: il nodo delle seconde case

La vicenda nasce dal ricorso di una cittadina contro l’INPS per ottenere la pensione di invalidità in misura piena.

In primo grado e in appello, i giudici avevano dato ragione alla ricorrente. Secondo questa impostazione, nel calcolo del reddito dovevano essere considerati solo i redditi soggetti a Irpef.

Di conseguenza, gli immobili non locati venivano esclusi, perché soggetti a IMU e non direttamente tassati con Irpef. Questo permetteva alla richiedente di rientrare nei limiti previsti per la prestazione.

Il ricorso dell’INPS e la posizione dell’Istituto

L’INPS ha però contestato questa interpretazione. Secondo l’Istituto, anche gli immobili non affittati producono una rendita che deve essere considerata nel calcolo della capacità economica. Escluderli significherebbe alterare la reale situazione patrimoniale del richiedente.

Da qui il ricorso in Cassazione, fondato sulla corretta applicazione delle norme sulla pensione di invalidità e sul reddito rilevante.

La decisione: cambia il calcolo del reddito

La Cassazione ha accolto il ricorso dell’INPS e ha chiarito un principio fondamentale. Nel reddito rilevante ai fini dell’invalidità rientrano anche le seconde case non locate. L’unica esclusione riguarda l’abitazione principale.

Il fatto che l’IMU sostituisca l’Irpef non elimina il valore reddituale dell’immobile. Serve solo a evitare una doppia tassazione, non a escludere il bene dal calcolo.

Le conseguenze per i lavoratori

La decisione ha un impatto diretto su chi richiede la pensione di invalidità. Chi possiede seconde case potrebbe superare più facilmente i limiti di reddito previsti.

Il principio è chiaro: le prestazioni assistenziali devono andare solo a chi è realmente privo di mezzi. Ignorare il patrimonio immobiliare, anche se non produce affitto, significherebbe ampliare in modo improprio l’accesso ai benefici.

A chi spetta la Pensione di Invalidità Civile?

La pensione di invalidità civile spetta ai cittadini con età tra 18 e 67 anni e con una percentuale di invalidità dal 74% al 100%. Con invalidità totale (100%) si ha diritto alla pensione piena; con invalidità tra 74% e 99% spetta l’assegno mensile. È necessario rispettare specifici limiti di reddito personale e risiedere stabilmente in Italia. La prestazione è assistenziale e non richiede contributi. I requisiti sono previsti dalla legge n. 118/1971 e dalle indicazioni dell’INPS.

Nel 2026, i limiti di reddito sono 20.029,55 euro per invalidi totali e 5.852,21 euro per invalidi parziali (74%-99%), secondo gli aggiornamenti dell’INPS.