Lo Smart Working Può Costare Fino a 7.400 Euro Senza Informativa

Con la legge annuale sulle piccole e medie imprese (n. 34/2026), viene rafforzato un obbligo già previsto dall’articolo 22 della legge n. 81/2017: quello dell’informativa sulla sicurezza per i lavoratori in smart working.

Non si tratta di una novità assoluta, ma di un passaggio decisivo che rende questa comunicazione ancora più centrale e vincolante per le aziende. Dopo l’introduzione delle nuove regole, diventa quindi fondamentale capire cosa deve contenere l’informativa e come può essere utilizzata concretamente per tutelare chi lavora da remoto.

Perché l’informativa è diventata così importante

Nel lavoro da remoto manca il controllo diretto del datore di lavoro sull’ambiente in cui il dipendente svolge la propria attività. Questo cambia completamente l’approccio alla sicurezza.

Per questo motivo, l’informativa da consegnare almeno annualmente al lavoratore (come previsto dall’articolo 11 di suddetta legge) assume un ruolo chiave: serve a trasferire al lavoratore conoscenze e indicazioni pratiche per gestire in autonomia i rischi legati al lavoro fuori sede.

Non si tratta di un nuovo obbligo, ma di un rafforzamento di quanto già previsto in materia di sicurezza sul lavoro, con maggiore responsabilizzazione sia dell’azienda sia del dipendente.

In questo contesto, inoltre, è importante ricordare che anche chi lavora da casa è tutelato: un incidente avvenuto durante l’attività lavorativa può essere considerato a tutti gli effetti un infortunio sul lavoro. Proprio per questo, diventa fondamentale fornire indicazioni chiare sui rischi e su come prevenirli.

Cosa deve contenere l’informativa sullo smart working

Il documento deve essere chiaro, comprensibile e soprattutto utile nella pratica. Non basta indicare norme generiche: devono essere fornite indicazioni concrete sui principali rischi.

Tra gli elementi fondamentali, l’informativa deve spiegare:

  • i rischi legati all’uso prolungato di computer, smartphone e videoterminali,
  • l’importanza di una postura corretta durante il lavoro,
  • le caratteristiche di un ambiente di lavoro adeguato (illuminazione, spazio, seduta),
  • le pause e i tempi di recupero per evitare affaticamento fisico e mentale.

In sostanza, il lavoratore deve essere messo nelle condizioni di capire come lavorare in sicurezza anche da casa o da altri luoghi non controllati direttamente dall’azienda.

Come le aziende possono migliorare sicurezza e benessere dei lavoratori in smart working

Oltre a consegnare l’informativa, le aziende possono fare molto di più per rendere lo smart working davvero sostenibile. Ad esempio, l’azienda può suggerire che il lavoratore utilizzi una sedia ergonomica e una postazione stabile, evitando di lavorare per ore dal divano o dal letto, situazioni che aumentano il rischio di problemi muscolo-scheletrici.

Può anche consigliare di posizionare lo schermo all’altezza degli occhi e di mantenere una distanza adeguata per ridurre l’affaticamento visivo, seguendo le indicazioni comunemente adottate nella prevenzione dei rischi da videoterminale.

Un altro aspetto importante riguarda le pause: l’azienda può invitare i dipendenti a interrompere il lavoro a intervalli regolari, anche solo per pochi minuti, per evitare stress e sovraccarico.

Il ruolo attivo del lavoratore

Le nuove regole puntano molto sulla responsabilità condivisa. Il lavoratore non è più solo destinatario di indicazioni, ma parte attiva nella gestione della propria sicurezza.

Questo significa, ad esempio:

  • scegliere un ambiente domestico adeguato,
  • seguire le indicazioni ricevute,
  • segnalare eventuali criticità.

L’obiettivo è creare un modello più partecipativo, in cui la prevenzione non dipende solo dai controlli, ma anche dalla consapevolezza.

Nuove sanzioni per le aziende: cosa cambia davvero

Con le ultime disposizioni viene introdotto anche un regime sanzionatorio più stringente. In caso di mancata o inadeguata informativa, le aziende possono andare incontro a conseguenze pesanti, che includono sia sanzioni economiche sia possibili responsabilità penali nei casi più gravi.

Per i datori di lavoro che violano le norme sullo smart working sono previste sanzioni: arresto da 2 a 4 mesi oppure ammenda fino a 7.404 euro.

L’importo della multa o l’eventuale arresto vengono decisi caso per caso dagli organi competenti (Ispettorato del Lavoro). Nella maggior parte delle situazioni si applica una sanzione economica inferiore al massimo previsto.

Questo passaggio segna un cambio di passo importante: l’informativa non è più vista come un semplice adempimento burocratico, ma come uno strumento concreto di prevenzione, su cui le imprese sono ora chiamate a prestare molta più attenzione.