Il confronto sui rinnovi contrattuali nella sanità privata entra in una fase sempre più tesa. Dopo il nuovo incontro al Ministero della Salute del 10 aprile 2026, i sindacati confermano lo sciopero nazionale del 17 aprile. Sul tavolo non c’è solo la questione salariale, ma un tema più ampio che riguarda il riconoscimento professionale e l’equità tra lavoratori che svolgono le stesse mansioni in contesti diversi.
Come si svolgerà?
Lo sciopero di venerdì 17 aprile si svolgerà per l’intera giornata, coinvolgendo tutti i turni nella sanità privata e nelle RSA aderente a AIOP e ARIS, le due principali organizzazioni datoriali della sanità privata italiana, cioè rappresentano le aziende (non i lavoratori) nelle trattative contrattuali. Saranno garantiti i servizi essenziali, come urgenze e pronto soccorso, mentre si fermeranno le attività ordinarie. Previsti anche presidi e mobilitazioni davanti alle strutture sanitarie e sedi istituzionali.
Tra le strutture sanitarie private coinvolte nello sciopero rientrano, ad esempio:
- gruppi ospedalieri come Gruppo San Donato e Humanitas,
- case di cura accreditate come Villa Stuart,
- reti di RSA e riabilitazione come KOS Care,
- strutture territoriali e poliambulatori privati convenzionati con il Servizio sanitario nazionale.
Si tratta quindi di un’adesione trasversale che riguarda sia grandi gruppi sia realtà locali accreditate.
Sindacati: “Nessun passo indietro, lavoratori senza rinnovo da anni”
Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl ribadiscono una posizione netta. I segretari generali Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi parlano di una distanza ormai strutturale tra i risultati economici del settore e le condizioni dei lavoratori.
Secondo i sindacati, il comparto è in forte crescita. Nel 2023 il fatturato ha raggiunto 12,02 miliardi di euro, con un aumento del 15,5% rispetto al 2019. Anche gli utili risultano in aumento, ma i contratti restano bloccati: da 8 anni nella sanità privata e addirittura da 14 anni nelle RSA.
Per questo la mobilitazione va avanti senza arretramenti. “Chi cura i cittadini merita rispetto, non infiniti rinvii”, sottolineano, confermando lo sciopero del 17 aprile dopo il confronto al Ministero.
Stipendi più bassi: fino a 500 euro in meno rispetto al pubblico
Uno dei nodi centrali resta quello salariale. I sindacati denunciano un divario evidente: un infermiere della sanità privata guadagna mediamente fino a 500 euro in meno rispetto a un collega del pubblico.
A questo si aggiunge l’effetto dell’inflazione. Il potere d’acquisto è diminuito del 22% per chi attende il rinnovo da 8 anni e del 32% per i lavoratori delle RSA, aggravando ulteriormente la situazione.
Da qui la richiesta di un intervento strutturale. Le sigle chiedono che il rinnovo dei contratti diventi un requisito vincolante per l’accreditamento con il Servizio sanitario nazionale, collegando direttamente il tema contrattuale alla qualità dell’assistenza.
Fnopi e Opi Roma: “Valorizzazione in tutti i contesti”
Accanto alla mobilitazione sindacale, interviene anche la Fnopi, ovvero la federazione che rappresenta a livello nazionale gli infermieri italiani. La posizione sposta il focus sul piano professionale e richiama l’attenzione sui circa 65mila infermieri del settore privato.
La Federazione sottolinea che la valorizzazione deve valere in tutti i contesti organizzativi e che la contrattualistica deve adeguarsi all’evoluzione della professione.
Sulla stessa linea anche l’Opi Roma, l’ordine professionale territoriale che rappresenta gli infermieri della provincia di Roma. L’Ordine evidenzia come sia in gioco la dignità stessa della professione infermieristica, richiamando l’attenzione sulle condizioni di lavoro nel settore privato e sulla necessità di superare differenze non più sostenibili tra pubblico e privato.




