Il decreto PNRR 2026 è diventato legge. Dopo il via libera della Camera nei giorni scorsi, è arrivata anche l’approvazione definitiva del Senato. Si tratta di un passaggio importante, perché introduce novità concrete sul reclutamento e sulla mobilità dei docenti. Le misure riguardano in particolare gli idonei dei concorsi e le regole per l’assegnazione provvisoria.
Nascono gli elenchi regionali per gli idonei
La novità principale riguarda l’introduzione degli elenchi regionali. Si tratta di una nuova modalità di reclutamento destinata esclusivamente ai docenti idonei dei concorsi banditi dal 2020 in poi.
Possono accedere solo coloro che non hanno un contratto di ruolo e nemmeno una nomina annuale finalizzata all’immissione in ruolo. L’obiettivo è quindi intercettare una platea precisa di precari ancora in attesa di stabilizzazione.
Ogni candidato dovrà scegliere una sola regione. Questa potrà coincidere con quella in cui è stato svolto il concorso oppure essere diversa. Tuttavia, la scelta è vincolante e non sarà possibile inserirsi in più territori contemporaneamente.
Graduatorie basate solo su prove scritte e orali
Entrando nel dettaglio, gli elenchi regionali seguiranno un ordine ben preciso. I candidati saranno inseriti in base al criterio cronologico dei concorsi sostenuti.
È prevista inoltre una priorità per chi decide di restare nella stessa regione in cui ha svolto il concorso. Un elemento che punta a valorizzare il legame territoriale.
Un altro aspetto rilevante riguarda il punteggio. Verrà calcolato esclusivamente sulla somma dei risultati ottenuti nella prova scritta e nella prova orale. Restano quindi esclusi titoli e servizi, che non avranno alcun peso nella formazione degli elenchi.
Assegnazione provvisoria: torna il vincolo dei genitori over 65
Oltre al reclutamento, il decreto interviene anche sulla mobilità. In particolare, viene reintrodotto il vincolo legato ai genitori over 65 per l’assegnazione provvisoria.
Questo significa che i docenti potranno richiedere il ricongiungimento familiare anche nel caso di genitori che abbiano superato i 65 anni, considerati a tutti gli effetti persone anziane.
Si tratta di una modifica attesa, che amplia le possibilità di avvicinamento alla famiglia. E che potrebbe avere un impatto concreto soprattutto per chi lavora lontano dalla propria residenza.




