Metalmeccanici: Aumento di 100 Euro Escluso dalla Detassazione al 5%. Ecco Cosa Succede

La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto una detassazione al 5% sugli aumenti retributivi legati ai rinnovi contrattuali. Tuttavia, per i lavoratori metalmeccanici della piccola industria a cui si applica il contratto collettivo Unionmeccanica Confapi, il quadro è tutt’altro che lineare. Le regole fissate dall’articolo 1, comma 7, della Legge n. 199/2025 e i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate stanno infatti creando dubbi interpretativi rilevanti.

Quando si applica davvero l’imposta sostitutiva

La norma prevede che l’imposta sostitutiva del 5% si applichi solo agli incrementi retributivi derivanti da rinnovi di contratti collettivi nazionali firmati tra il 1° gennaio 2024 e il 31 dicembre 2026. Inoltre, l’agevolazione è limitata ai lavoratori con redditi fino a 33.000 euro nel 2025.

Con la circolare 2/E del 2026, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che restano esclusi gli accordi aziendali e territoriali, così come tutte le componenti non direttamente riconducibili a veri rinnovi contrattuali.

Il caso Confapi: aumenti sì, ma senza detassazione

Nel caso del CCNL Metalmeccanica Piccola Industria del 26 maggio 2021, scaduto il 31 dicembre 2024 e non ancora rinnovato, gli aumenti salariali previsti nel 2026 derivano da due canali: gli adeguamenti IPCA e l’accordo del 24 luglio 2025. E proprio su questi si è soffermata la Rubrica “L’Esperto Risponde” de Il Sole 24 Ore, presa a riferimento dai consulenti del lavoro e esperti di paghe di tutta Italia.

I verbali IPCA del 2024 e 2025 sono da considerarsi – si legge – semplici atti esecutivi di un meccanismo già previsto dal contratto del 2021. Di conseguenza, non rappresentano un rinnovo contrattuale valido ai fini della detassazione.

Ma il nodo centrale riguarda proprio l’accordo del 24 luglio 2025, intesa raggiunta da Unionmeccanica Confapi e Fim-Fiom-Uilm a seguito di una negoziazione slegata dall’accordo 2021.

Accordo ponte: esclusa la detassazione anche sugli aumenti 2025-2026

Secondo “L’Esperto Risponde” de Il Sole 24 Ore, la detassazione non deve essere applicata neppure agli incrementi previsti da questo accordo.

Il motivo è chiaro: l’intesa, si legge, “pur presentando alcuni tratti formali propri dei rinnovi, si qualifica sostanzialmente come accordo ponte a contenuto transitorio, come attestato dalle stesse Parti che lo collocano «nelle more» del rinnovo integrale e definiscono «anticipata» la tranche del 1° settembre 2025”.

Di conseguenza l’aumento complessivo di euro 100,00 lordi al 5° livello, comprensivo della rivalutazione IPCA, così ripartito:

  • euro 27,90: decorrenza 1° giugno 2025 (già corrisposti con il cedolino di giugno 2025);
  • euro 22,10: decorrenza 1° settembre 2025;
  • euro 50,00: decorrenza 1° giugno 2026.

non può essere soggetto alla detassazione. Mancherebbe – secondo gli esperti del “Sole” – il requisito fondamentale del “rinnovo contrattuale” richiesto dalla legge. Per questo motivo, in attesa di eventuali chiarimenti ufficiali, la linea prudenziale suggerita è quella di applicare la tassazione ordinaria a tutti gli aumenti.