Dopo lo stop che aveva alimentato dubbi e preoccupazioni tra aziende e lavoratori, la proroga dell’isopensione potrebbe tornare al centro della riforma previdenziale. Il Governo sta infatti lavorando a una nuova soluzione per evitare che uno degli strumenti più utilizzati per accompagnare alla pensione migliaia di dipendenti venga meno già nei prossimi mesi. Una novità che si collega direttamente alle indiscrezioni e alle attese emerse nelle ultime settimane sul futuro delle uscite anticipate.
La proroga dell’isopensione può rientrare nel Decreto Primo Maggio
Nei giorni scorsi aveva fatto discutere la mancata proroga dell’isopensione nel testo definitivo del Decreto Primo Maggio. Soprattutto considerando che la misura era entrata nella bozza del decreto lavoro ma non nella versione poi approvata ufficialmente. Ciò ha lasciato in sospeso molte aziende impegnate in piani di riorganizzazione e numerosi lavoratori vicini alla pensione.
Ora però lo scenario potrebbe cambiare.
Il ministro del Lavoro Marina Calderone ha confermato che sono in corso valutazioni tecniche per estendere la misura oltre il 2026. Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore di giovedì 14 maggio, la proroga potrebbe arrivare attraverso un emendamento durante la conversione in legge del decreto attualmente all’esame della Commissione Lavoro della Camera.
Si tratterebbe quindi di un recupero dell’intervento inizialmente previsto nella bozza del decreto ma poi escluso dal testo finale.
In pensione 7 anni prima: perché è importante per le aziende
L’isopensione è uno strumento che consente alle aziende con più di 15 dipendenti, attraverso accordi sindacali, di accompagnare i lavoratori alla pensione fino a sette anni prima dei requisiti ordinari. Durante questo periodo il costo dell’assegno viene sostenuto interamente dal datore di lavoro.
Negli ultimi anni l’isopensione è stata utilizzata soprattutto nelle grandi riorganizzazioni aziendali, perché permette una gestione più graduale delle uscite dal lavoro senza ricorrere a licenziamenti.
Proprio per questo motivo la possibile fine della misura aveva creato forte preoccupazione in diversi settori produttivi.
Perché il Governo vuole prorogare la misura
Secondo quanto spiegato dalla ministra Calderone, l’isopensione continua a essere considerata uno strumento molto utile sia per i lavoratori sia per le imprese. «L’isopensione rappresenta un istituto di grande utilità – ha detto – e il ministero del Lavoro è impegnato a sostenerne l’efficacia e la piena funzionalità anche attraverso eventuali interventi di aggiornamento normativo e amministrativo che si rendessero necessari, per agevolare l’accesso ai lavoratori che hanno iniziato a versare i contributi dal 1° gennaio 1996. Per evitare situazioni di incertezza abbiamo avviato con Inps un percorso tecnico finalizzato a costruire criteri omogenei e predittivi di certificazione, basati sulle più aggiornate proiezioni macroeconomiche e attuariali».
Come sottolineato da Marina Calderone, infatti, uno dei problemi emersi riguarda soprattutto i lavoratori interamente nel sistema contributivo, cioè coloro che hanno iniziato a versare contributi dal 1° gennaio 1996. Per questi casi servono verifiche più precise sul raggiungimento dei requisiti pensionistici minimi necessari per accedere alla pensione futura.
Per questo il Ministero del Lavoro e l’INPS hanno avviato un percorso tecnico finalizzato a creare criteri più chiari e uniformi per certificare il diritto alla pensione.
La proroga della pensione anticipata potrebbe arrivare fino al 2029
L’ipotesi iniziale contenuta nella bozza del Decreto Primo Maggio prevedeva una proroga dell’isopensione fino al 2029. Anche se il testo definitivo non l’ha confermata, il nuovo intervento allo studio potrebbe riprendere proprio quella scadenza.
Molto dipenderà dai prossimi passaggi parlamentari e dagli emendamenti (della maggioranza o del governo) che saranno presentati durante l’esame del decreto.
Non solo isopensione: allo studio nuove uscite a 71 anni
Nel frattempo il Governo sta valutando anche altre modifiche al sistema pensionistico. Tra le ipotesi c’è la possibilità di consentire l’accesso alla pensione:
- a 71 anni con almeno 5 anni di contributi
- anche ai lavoratori che hanno contributi precedenti al 1996.
Oggi questa possibilità è riservata ai cosiddetti “contributivi puri”, cioè chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995. La novità allo studio consentirebbe invece anche ai lavoratori del sistema misto o retributivo di utilizzare questa uscita pensionistica, ma soltanto rinunciando alla quota di pensione calcolata con il metodo retributivo.
I prossimi giorni saranno decisivi
Le prossime settimane potrebbero quindi essere decisive per capire il futuro dell’isopensione e delle nuove forme di pensione anticipata.
Dopo il primo stop nel Decreto Primo Maggio, il Governo sembra intenzionato a riaprire il dossier previdenziale per evitare vuoti normativi e dare continuità agli strumenti di accompagnamento alla pensione già utilizzati da molte aziende italiane.




