Si riapre il confronto sulla Carta del docente e sulla possibilità di trasformarla in una misura destinata a tutto il personale scolastico, compresi gli Ata. Nelle ultime settimane si è discusso anche dell’ipotesi di inserire direttamente il beneficio nel cedolino stipendiale mensile, soluzione che però sta incontrando forti resistenze nel mondo sindacale.
Il timore principale riguarda infatti una riduzione concreta del valore economico del bonus a causa della tassazione fiscale applicata allo stipendio.
Carta docente scesa a 383 euro
La Carta del docente era stata introdotta dalla legge 107 del 2015 con un importo annuale di 500 euro destinato alla formazione professionale degli insegnanti.
Negli ultimi anni, però, la cifra disponibile si è progressivamente ridotta. Per l’anno scolastico in corso molti docenti hanno ricevuto circa 383 euro, soprattutto dopo l’estensione della misura anche ai supplenti annuali. E l’importo potrebbe cambiare e non essere più confermato il budget individuale di 383, come visto qui.
Una situazione che ha acceso il dibattito sulle risorse disponibili e sulla sostenibilità futura del bonus formazione.
Sindacati contrari all’inserimento nel cedolino
Tra le ipotesi al vaglio ci sarebbe quella di trasformare la Carta in una voce stabile dello stipendio. Una soluzione che, secondo diverse organizzazioni sindacali, rischierebbe però di penalizzare economicamente il personale scolastico.
Il motivo è legato alla tassazione. Inserendo il bonus direttamente in busta paga, l’importo sarebbe soggetto a imposte e trattenute, riducendo così il valore netto realmente percepito dai lavoratori.
Secondo i sindacati, il rischio concreto è che il beneficio perda gran parte della sua funzione originaria di sostegno alla formazione professionale. Salvo che il Governo non decida di incrementare ampiamente le risorse
Nodo risorse nella prossima Legge di Bilancio
Il confronto potrebbe entrare nel vivo già nei prossimi mesi con la preparazione della nuova Legge di Bilancio. Al centro della discussione ci sarà soprattutto il reperimento delle risorse necessarie per rifinanziare la misura.
Molte sigle chiedono infatti che l’eventuale estensione della Carta al personale Ata non comporti ulteriori tagli agli importi destinati ai docenti.
Nel dibattito pesa anche la recente sentenza della Corte costituzionale n. 121 del 2025, che ha rafforzato il principio dell’estensione del beneficio ai precari con supplenza annuale.




