Statali, Polemica sullo Smart Working: Vietati il Lunedì e il Venerdì o 2 Giorni di Fila

Il rinnovo degli accordi per il lavoro agile sta riaccendendo le tensioni in diversi uffici pubblici italiani. Negli ultimi giorni sono aumentate le segnalazioni di lavoratori che denunciano restrizioni considerate eccessive o applicate in modo poco chiaro, soprattutto su giornate consentite, fasce di contattabilità e accesso allo smart working per i neoassunti. Una situazione che, secondo i sindacati, rischia di svuotare il vero obiettivo del lavoro agile: conciliare vita privata e lavoro.

Le contestazioni sullo smart working negli uffici pubblici

A sollevare il caso è stata USB Pubblico Impiego, che ha inviato una diffida ai vertici degli Uffici Centrali dell’Agenzia delle Entrate denunciando quella che definisce un’applicazione “unilaterale e arbitraria” delle regole sullo smart working.

Secondo il sindacato, in diversi uffici starebbero emergendo limitazioni non previste dal contratto o comunque non motivate da reali esigenze organizzative. Tra le criticità segnalate ci sarebbero:

  • il divieto di svolgere due giorni consecutivi in smart working,
  • il blocco delle giornate di lunedì e venerdì,
  • l’estensione automatica delle ore di contattabilità fino a cinque ore,
  • e restrizioni particolari per il personale assunto più recentemente.

Per il sindacato, queste limitazioni finiscono per snaturare la funzione stessa del lavoro agile, nato anche per favorire la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro.

La nota della Direzione centrale che invita a evitare restrizioni generalizzate

Le contestazioni arrivano nonostante una recente nota di chiarimento della Direzione Centrale Risorse dell’Agenzia delle Entrate, emanata proprio per cercare di uniformare le regole applicate nei vari uffici.

Nel documento si legge: “è indispensabile evitare, da parte dei responsabili degli Uffici, soluzioni che possano essere percepite come limitazioni generalizzate e che non abbiano alla base la reale assenza di un fattore abilitante o ragionevoli e motivate esigenze organizzative, così come, entrando nel dettaglio e a titolo di esempio, sono difficilmente sostenibili restrizioni sulla possibilità di svolgere la propria prestazione a distanza in specifici giorni della settimana che non siano collegate ad esigenze operative o, ancora, l’allargamento delle fasce di contattabilità adottato come un automatismo e non correlato a effettive esigenze.”

In pratica, viene specificato che il lavoro agile deve essere gestito evitando limitazioni generalizzate prive di motivazioni concrete. In particolare, la Direzione chiarisce che restrizioni automatiche su specifici giorni della settimana o l’estensione delle fasce di contattabilità senza reali esigenze operative risultano difficilmente giustificabili.

La filosofia indicata dalla stessa Agenzia punta infatti a un modello basato sulla responsabilizzazione condivisa tra dirigente e lavoratore, con attenzione sia agli obiettivi dell’ufficio sia alle esigenze personali dei dipendenti.

Meno giorni in smart working per i neoassunti e il rischio di disparità

Particolarmente delicata è poi la questione che riguarda i lavoratori assunti più di recente. In diversi uffici, denuncia USB, ai neoassunti verrebbero riconosciute meno giornate di smart working rispetto agli altri dipendenti, anche dopo il superamento del periodo di prova.

La motivazione utilizzata sarebbe spesso quella della presunta mancanza di autonomia lavorativa. Tuttavia il sindacato parla di limitazioni “massive” e di possibili trattamenti discriminatori nei confronti del personale con minore anzianità di servizio.

USB ha già annunciato nuove iniziative per chiedere condizioni uniformi nell’accesso al lavoro agile e per evitare differenze considerate ingiustificate tra dipendenti.

Smart working e organizzazione degli uffici

Sul fondo della vicenda resta anche il problema organizzativo degli spazi negli uffici pubblici. Secondo il sindacato, in alcune sedi la rigidità nell’applicazione dello smart working starebbe aggravando situazioni già difficili legate alla saturazione degli ambienti di lavoro. Per questo motivo USB chiede che le regole vengano applicate nel rispetto del contratto e delle direttive centrali, evitando interpretazioni locali troppo restrittive.

La questione del lavoro agile continua così a rappresentare uno dei temi più delicati nella gestione del lavoro pubblico, soprattutto in una fase in cui molte amministrazioni stanno rinnovando gli accordi individuali e ridefinendo gli equilibri tra presenza in ufficio e attività da remoto.