Il tema della corretta retribuzione delle ferie torna al centro del dibattito nel pubblico impiego, con particolare attenzione al personale del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF). Negli ultimi mesi, infatti, alcune recenti pronunce della magistratura del lavoro hanno rafforzato un principio ormai consolidato: durante le ferie il lavoratore non deve subire penalizzazioni economiche rispetto alla normale attività lavorativa.
La questione riguarda soprattutto le cosiddette “indennità accessorie”, cioè quelle voci retributive collegate alle modalità concrete della prestazione lavorativa, come turni, reperibilità, lavoro notturno o festivo e altri compensi continuativi.
Secondo la giurisprudenza nazionale ed europea, tali emolumenti, quando percepiti con carattere stabile e continuativo, devono essere inclusi nella retribuzione feriale.
Le sentenze che rafforzano il diritto dei lavoratori
A richiamare l’attenzione sulla questione sono state recentemente la Corte d’Appello di Torino con la sentenza n. 87/2026 e la Corte d’Appello di Roma con la sentenza n. 2737/2026.
Le due decisioni si pongono in linea con gli orientamenti della Corte di Giustizia dell’Unione Europea e della Corte di Cassazione, secondo cui il diritto alle ferie annuali retribuite deve essere effettivo e non solo formale.
Il principio è chiaro: il dipendente non può percepire una retribuzione significativamente inferiore durante il periodo di ferie, perché ciò rischierebbe di scoraggiare la fruizione del riposo annuale garantito dalla legge.
Il fondamento normativo si rinviene:
- nell’articolo 36 della Costituzione;
- nell’articolo 7 della Direttiva 2003/88/CE;
- nella consolidata giurisprudenza europea sul diritto alle ferie retribuite.
Quali indennità potrebbero spettare anche durante le ferie
La verifica richiesta riguarda in particolare tutte quelle componenti economiche strettamente collegate alla prestazione ordinaria del lavoratore.
Tra le voci maggiormente interessate figurano:
- indennità di turno;
- compensi per lavoro notturno;
- maggiorazioni festive;
- indennità di reperibilità;
- compensi collegati a specifiche responsabilità organizzative o funzionali.
Nel mirino potrebbero rientrare anche alcune indennità percepite da personale con incarichi particolari, come gli ex direttori o responsabili della Corte di Giustizia Tributaria.
Naturalmente, non tutte le voci accessorie devono automaticamente essere riconosciute durante le ferie: il criterio decisivo resta quello della continuità e della stabilità della corresponsione.
La richiesta di ricognizione al Ministero dell’Economia e delle Finanze
Alla luce di questo quadro giuridico, è stata avanzata una richiesta formale affinché il MEF effettui una ricognizione interna sul trattamento economico del personale durante i periodi di ferie.
L’obiettivo è verificare:
- quali indennità accessorie vengano erogate in modo stabile;
- se tali somme siano incluse nella retribuzione feriale;
- l’eventuale presenza di differenze retributive maturate nel tempo;
- la necessità di eventuali interventi correttivi.
La questione potrebbe avere effetti rilevanti sia sotto il profilo economico sia sotto quello organizzativo, soprattutto per evitare future controversie giudiziarie.
Possibili effetti per i dipendenti pubblici
Se il principio dovesse trovare piena applicazione anche all’interno del Ministero dell’Economia e delle Finanze, molti dipendenti potrebbero ottenere il riconoscimento di somme non corrisposte durante le ferie.
Si tratta di un tema che interessa non soltanto il MEF, ma più in generale tutto il comparto del pubblico impiego, dove l’utilizzo di indennità accessorie rappresenta una componente importante della retribuzione complessiva.
La giurisprudenza, infatti, sembra ormai orientata verso una tutela sostanziale del diritto alle ferie retribuite, valorizzando il principio secondo cui il periodo di riposo non può tradursi in una perdita economica per il lavoratore.
Tabella riassuntiva





