Non si parla di salario minimo per legge, ma di qualcosa che potrebbe incidere concretamente sulle buste paga di milioni di lavoratori. Con le modifiche approvate dalla Camera al decreto sul “salario giusto”, il Parlamento ha stabilito quali elementi retributivi devono essere presi in considerazione per definire il trattamento economico da garantire ai dipendenti.
Una novità che punta a rafforzare il ruolo dei contratti collettivi più rappresentativi e che potrebbe rendere più difficile utilizzare contratti con condizioni economiche inferiori.
Approvate le modifiche al decreto sul salario giusto
La Camera dei Deputati ha approvato con voto di fiducia il decreto legge n. 62 del 2026, che contiene disposizioni in materia di salario giusto, incentivi all’occupazione e contrasto al caporalato digitale. Il provvedimento dovrà ora completare il suo percorso parlamentare al Senato per essere convertito definitivamente in legge entro il 29 giugno 2026.
Tra le novità più importanti introdotte durante l’esame parlamentare c’è la definizione del cosiddetto Trattamento Economico Complessivo (TEC), che diventa il parametro di riferimento per accedere a numerosi incentivi pubblici destinati alle imprese.
Che cos’è il TEC e perché diventa così importante
Il decreto stabilisce che il “salario giusto” coincide con il Trattamento Economico Complessivo previsto dai contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative.
In pratica, per ottenere agevolazioni come i bonus per l’assunzione di giovani, donne svantaggiate e lavoratori nelle Zone Economiche Speciali (ZES), le aziende dovranno garantire ai dipendenti un trattamento economico non inferiore a quello individuato dal TEC.
La novità è particolarmente rilevante perché non si limita al solo stipendio base, ma considera l’insieme delle voci economiche previste dal contratto collettivo.
Quali voci entrano nel Trattamento Economico Complessivo
Il Parlamento ha definito in modo preciso gli elementi che compongono il TEC. Ne fanno parte tutte le voci retributive fisse e continuative previste dal contratto nazionale, comprese le componenti dirette, indirette e differite.
Rientrano inoltre:
- le mensilità aggiuntive (tredicesima e quattordicesima);
- le indennità fisse e continuative;
- le prestazioni di welfare contrattuale riconosciute alla generalità dei dipendenti;
- gli altri istituti economici previsti dal contratto collettivo.
Restano invece escluse le somme discrezionali o variabili riconosciute ai singoli lavoratori, come alcuni premi individuali o compensi non garantiti a tutti.
Perché la novità riguarda anche i cosiddetti contratti pirata
Uno degli effetti più discussi della riforma riguarda i contratti collettivi meno rappresentativi, spesso definiti nel dibattito pubblico come “contratti pirata”. Il meccanismo individuato dal decreto non vieta l’esistenza di questi contratti, ma rende più difficile utilizzare trattamenti economici inferiori rispetto a quelli previsti dai contratti leader del settore.
Per accedere agli incentivi pubblici, infatti, il riferimento diventa il TEC dei contratti sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative. Questo significa che le aziende interessate a beneficiare delle agevolazioni dovranno comunque garantire un livello economico complessivo almeno equivalente a quello individuato dai contratti leader.
In altre parole, le voci che compongono il TEC assumono un ruolo centrale e non possono essere semplicemente sostituite con trattamenti economici inferiori senza perdere l’accesso ai benefici previsti dalla legge.
Un nuovo riferimento per bonus e agevolazioni
La definizione del Trattamento Economico Complessivo quindi non ha effetti soltanto sul piano teorico. Da essa dipenderà infatti la possibilità per molte imprese di ottenere gli incentivi contributivi previsti dalla normativa.
Tra questi rientrano tutte le agevolazioni per l’assunzione di giovani, donne in condizioni di svantaggio occupazionale e lavoratori impiegati nelle aree delle Zone Economiche Speciali.
Il rispetto del TEC diventa quindi una sorta di “porta d’ingresso” per accedere agli aiuti pubblici destinati all’occupazione.
Cosa cambia per i lavoratori
Per i dipendenti la novità introduce un parametro più chiaro per individuare quale debba essere il livello economico minimo da garantire quando un’azienda beneficia di incentivi pubblici. Non conta più soltanto la paga base indicata in busta paga, ma l’intero insieme delle componenti economiche previste dai contratti collettivi più rappresentativi.
L’obiettivo dichiarato dal legislatore è quello di favorire una maggiore uniformità nei trattamenti economici e contrastare il fenomeno dei contratti con condizioni retributive significativamente inferiori rispetto agli standard del settore.
Se il decreto sarà convertito definitivamente in legge dal Senato, il TEC diventerà uno degli strumenti principali attraverso cui verrà misurato il rispetto del cosiddetto “salario giusto” nel mercato del lavoro italiano.




