Arretrati Scuola, Mancano Due Passaggi Prima del Pagamento: i 15 Giorni Decisivi

Il CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027 ha compiuto un passo decisivo con l’autorizzazione del Consiglio dei Ministri al parere favorevole del Governo. Una notizia che ha riacceso le speranze di oltre un milione di lavoratori tra docenti, personale ATA, università e ricerca.

Ma attenzione: il via libera politico non significa che il contratto sia già esecutivo.

Molti lavoratori pensano che, dopo il passaggio a Palazzo Chigi, gli arretrati siano ormai automatici. In realtà, prima che il contratto arrivi a NoiPA per l’elaborazione dei pagamenti, mancano ancora due firme fondamentali.

Sono due passaggi formali ma decisivi, senza i quali né arretrati né aumenti possono comparire in busta paga.

Primo passaggio: il silenzio assenso della Corte dei Conti

Il primo ostacolo è rappresentato dalla Corte dei Conti.

Dopo il via libera del Governo, il contratto viene trasmesso alla magistratura contabile per il controllo di legittimità e compatibilità finanziaria. In questa fase la Corte verifica che tutte le clausole contrattuali siano coerenti con le norme vigenti e con le coperture economiche autorizzate.

Se non emergono rilievi o richieste di chiarimenti entro il termine di un mese previsto, scatta il cosiddetto silenzio assenso.

In parole semplici, significa che il contratto supera i controlli e può passare allo step successivo.

Questo è un passaggio dovuto perché eventuali osservazioni della Corte potrebbero rallentare sensibilmente l’iter, facendo slittare ulteriormente i tempi di pagamento.

Per ora, dunque, il contratto non è ancora “libero”.

Secondo passaggio: la firma definitiva tra ARAN e sindacati

Anche dopo il via libera della Corte dei Conti manca ancora l’ultimo atto formale: la firma definitiva del contratto.

Dovranno infatti tornare al tavolo negoziale:

  • ARAN
  • le organizzazioni sindacali firmatarie

Solo con la sottoscrizione finale il contratto acquisisce piena efficacia giuridica.

Questo è il passaggio che spesso sfugge ai non addetti ai lavori. L’ipotesi firmata il 1° aprile 2026 non è ancora il contratto definitivo: è la base negoziale approvata politicamente, ma deve essere formalmente sottoscritta dopo la chiusura dei controlli.

Senza questa seconda firma, NoiPA non può caricare i nuovi importi stipendiali.

Solo dopo il contratto passa a NoiPA

Superati questi due passaggi, il contratto potrà finalmente arrivare a NoiPA.

A quel punto partiranno le lavorazioni informatiche per:

  • ricalcolo delle nuove voci stipendiali;
  • elaborazione degli arretrati;
  • aggiornamento delle partite fisse;
  • adeguamento delle indennità accessorie.

Ed è qui che entrano in gioco i tempi tecnici delle emissioni stipendiali.

L’ipotesi oggi considerata più realistica resta quella di:

  • arretrati a luglio, con secondo cedolino tramite emissione speciale
  • stipendi aggiornati da agosto, con inserimento dei nuovi tabellari nelle partite fisse

Gli arretrati, infatti, possono essere liquidati rapidamente con una procedura straordinaria. Diverso invece l’adeguamento dello stipendio ordinario, che richiede elaborazioni più complesse.

I prossimi 15-20 giorni saranno decisivi per luglio

La finestra per vedere almeno gli arretrati a luglio è ancora aperta, ma non resterà tale a lungo.

I prossimi 15-20 giorni saranno determinanti per capire se l’intera filiera amministrativa riuscirà a chiudersi in tempo utile.

Se Corte dei Conti e firma definitiva tra ARAN e sindacati arriveranno rapidamente, il pagamento estivo resta assolutamente possibile.

In caso contrario, anche il calendario di luglio potrebbe sfumare.

La buona notizia è che il contratto ha finalmente superato il blocco politico a Palazzo Chigi. La cattiva è che, prima di vedere davvero i soldi sul conto, docenti e ATA devono ancora attendere due passaggi. Ed è proprio lì che, adesso, si gioca tutta la partita del contratto scuola.