Negli ultimi quattro anni l’Italia ha perso quasi 173 mila lavoratori domestici regolarmente assunti, con un fenomeno che colpisce in modo particolare ben 13 regioni, dove il calo supera la media nazionale del 17,7%. È quanto emerge dall’elaborazione dei dati INPS relativi al 2025, che evidenziano una riduzione di 172.780 assistenti familiari rispetto al 2021, anno in cui la regolarizzazione legata alla pandemia aveva fatto sfiorare il milione di addetti.
Tredici regioni oltre la media nazionale
A livello nazionale gli addetti domestici censiti dall’INPS sono passati da quasi un milione nel 2021 agli 804.464 del 2025, con una diminuzione del 17,7%. Tuttavia, in ben 13 regioni il fenomeno assume dimensioni ancora più marcate.
Il dato più allarmante riguarda il Molise, che registra un crollo del 30%, il peggiore d’Italia. Seguono Calabria, Campania, Basilicata e Sicilia, dove la riduzione oscilla tra il 20% e il 28%, ben oltre la media nazionale.
Anche nelle regioni più popolose il numero dei lavoratori domestici in regola continua a diminuire. In Lombardia mancano all’appello 31.608 lavoratori, nel Lazio sono 18.844, in Emilia-Romagna 17.687 e in Veneto 16.168. Una contrazione che interessa sia colf sia badanti, anche se il calo risulta molto più accentuato tra i collaboratori domestici generici.
Il sospetto del ritorno al lavoro nero
Secondo gli operatori del settore, gran parte di questi rapporti di lavoro potrebbe essere tornata nell’economia sommersa. Il Piano nazionale per la lotta al lavoro sommerso 2023-2025 stimava già 782 mila lavoratori domestici irregolari, oltre un quarto di tutto il lavoro nero presente nel Paese.
Per Andrea Zini, presidente di Assindatcolf, le spiegazioni possibili sono due: da una parte molte famiglie, strette dall’aumento dei costi, potrebbero aver rinunciato ai contratti regolari; dall’altra, l’assistenza agli anziani viene sempre più spesso garantita direttamente dai familiari, soprattutto dalle donne.
Gli incentivi non bastano
Le agevolazioni fiscali oggi previste risultano limitate. Le famiglie possono dedurre i contributi previdenziali fino a 1.549,36 euro l’anno e ottenere una detrazione Irpef del 19% sulle spese per l’assistenza ai non autosufficienti, calcolata su un massimo di 2.100 euro, con un beneficio massimo di 399 euro annui e solo per redditi fino a 40 mila euro.
Nemmeno la nuova Prestazione universale destinata agli over 80 non autosufficienti sembra aver inciso in modo significativo. L’assegno aggiuntivo da 850 euro mensili, utilizzabile anche per pagare colf e badanti regolarmente assunti, resta infatti accessibile a una platea molto ristretta per via dei requisiti particolarmente severi. Secondo le informazioni disponibili, le domande presentate sarebbero appena 6.500, un numero esiguo rispetto ai 4,6 milioni di cittadini con oltre 80 anni presenti in Italia.




