I metalmeccanici dell’industria hanno trovato nella busta paga di giugno il nuovo aumento retributivo previsto dal contratto collettivo nazionale Federmeccanica-Assistal. Dal 1° giugno 2026 sono infatti entrati in vigore i nuovi minimi tabellari, con incrementi differenziati per ciascun livello di inquadramento.
Per il livello C3, ex quinto livello, l’aumento è stato pari a 53,17 euro lordi al mese, con il minimo retributivo che sale a 2.211,43 euro mensili. Si tratta della prima tranche prevista dal rinnovo contrattuale sottoscritto nel 2025.
Aumenta anche il versamento al fondo pensione Cometa
L’incremento dei minimi tabellari produce effetti non soltanto sulla retribuzione mensile, ma anche sulla previdenza complementare.
Poiché i contributi destinati al fondo pensione Cometa sono calcolati in percentuale sul minimo contrattuale del livello di appartenenza, l’adeguamento degli stipendi determina automaticamente un aumento delle somme versate nel fondo.
Per gli iscritti a Cometa resta confermata la contribuzione minima a carico del datore di lavoro pari al 2%, che sale al 2,2% per i lavoratori under 35 di nuova iscrizione, mentre il contributo minimo a carico del dipendente rimane pari all’1,2%. Crescendo la base di calcolo, aumenta però anche il valore economico dei due versamenti.
Un vantaggio che va oltre la Busta Paga
L’aumento retributivo si riflette quindi su due fronti. Da una parte cresce lo stipendio mensile grazie ai nuovi minimi contrattuali, dall’altra aumenta anche il risparmio previdenziale destinato alla pensione integrativa.
Per chi aderisce a Cometa, il beneficio è ancora più evidente perché ai versamenti del lavoratore si aggiunge quello dell’azienda, previsto dal contratto nazionale. In pratica, ogni incremento dei minimi retributivi comporta anche una maggiore contribuzione destinata alla posizione individuale nel fondo pensione.
Si tratta di uno dei vantaggi economici previsti dal contratto collettivo per gli iscritti alla previdenza complementare, che consente di valorizzare nel tempo sia gli aumenti salariali sia il contributo aggiuntivo versato dal datore di lavoro, rafforzando la futura pensione integrativa senza modificare le percentuali di contribuzione previste dal CCNL.




