Invalidità, Domanda INPS Più Difficile e Costi da 200 Euro. Il 13% Rinuncia alle Tutele

La riforma della disabilità continua a dividere. Mentre il Governo si prepara ad estenderla a tutto il territorio nazionale, i primi dati provenienti dalle province dove è partita la sperimentazione fanno emergere numerose criticità. A sostenerlo è l’Osservatorio Previdenza della CGIL, che ha analizzato l’andamento delle domande di invalidità e inabilità in alcune delle province dove il nuovo sistema è in vigore dal 1° gennaio 2025.

Secondo il sindacato, la riforma avrebbe finora determinato una riduzione dell’accesso alle tutele, con un calo significativo delle richieste e delle prestazioni riconosciute.

Domande e prestazioni in forte diminuzione

L’analisi riguarda le province di Brescia, Catanzaro, Firenze, Forlì-Cesena, Frosinone, Perugia, Salerno, Sassari e Trieste.

Il dato che colpisce maggiormente è la riduzione del 13,1% delle domande di invalidità e inabilità previdenziale rispetto all’anno precedente. Nelle province non interessate dalla sperimentazione, invece, si registra un lieve aumento dell’1%.

La flessione interessa tutto il procedimento amministrativo: le prestazioni accolte diminuiscono del 12,1%, le pratiche definite del 12,9% e anche le domande presentate risultano sensibilmente inferiori rispetto al resto d’Italia.

Per la CGIL non si tratta di una normale oscillazione statistica, ma dell’effetto delle nuove modalità di accertamento introdotte dalla riforma.

Le province dove il calo è più marcato

In alcuni territori la diminuzione assume dimensioni ancora più rilevanti.

Brescia registra il dato peggiore, con un crollo del 34,8% delle prestazioni accolte. A Firenze il calo raggiunge il 21,5%, mentre Perugia evidenzia una diminuzione del 21,8% delle domande presentate.

Frosinone rappresenta invece un’eccezione, con un incremento delle prestazioni accolte nonostante la riduzione delle richieste.

Secondo l’Osservatorio Previdenza della CGIL, questi dati suggeriscono che la nuova organizzazione delle procedure stia creando ostacoli nell’accesso alle tutele.

Il nodo dei Patronati

Tra le principali criticità segnalate figura il nuovo meccanismo di avvio della procedura.

Con la sperimentazione il certificato medico introduttivo assume anche il valore di domanda amministrativa. Questo, secondo la CGIL, riduce il coinvolgimento dei Patronati nella fase iniziale della pratica. Inoltre, come evidenziato da TuttoLavoro24.it mesi fa, c’è anche un problema di costi del servizio, fino a 200 euro, importo davvero esagerato per una famiglia ‘normale’ o a basso reddito.

Si tratta di un cambiamento rilevante perché i Patronati seguono storicamente oltre l’80% delle richieste, aiutando i cittadini a individuare la prestazione più adatta tra invalidità civile, assegno ordinario di invalidità, pensione di inabilità e altri benefici collegati alla condizione di salute e alla storia contributiva.

Per il sindacato, la minore presenza dei Patronati avrebbe determinato un effetto di “raffreddamento” delle domande, lasciando molti lavoratori privi dell’assistenza necessaria per orientarsi tra le diverse tutele.

Oltre 25 mila lavoratori potrebbero restare senza tutela

L’Osservatorio Previdenza della CGIL ha elaborato anche una simulazione su scala nazionale.

Se la contrazione del 13,1% registrata nelle province pilota dovesse confermarsi anche dopo l’estensione della riforma prevista dal 2027, ogni anno potrebbero mancare all’appello circa 25.447 domande di invalidità e inabilità previdenziale.

Per la Confederazione il rischio è che migliaia di lavoratori, pur avendo maturato i requisiti attraverso i contributi versati durante la propria attività lavorativa, non riescano ad accedere ai diritti previdenziali spettanti. Per questo la CGIL chiede di correggere le criticità emerse durante la fase sperimentale prima dell’applicazione definitiva della riforma in tutta Italia.