A Rischio gli Stipendi Accreditati su Conti Correnti Cointestati: le Aziende Chiedono Modifiche

Ricevere lo stipendio su un conto corrente cointestato con il coniuge o con un familiare potrebbe diventare impossibile. È questo uno degli effetti della proposta di legge all’esame della Commissione Finanze e Tesoro del Senato, che punta a rafforzare la tutela dell’autonomia economica delle persone, in particolare delle donne vittime di violenza economica. L’esame parlamentare è ancora in corso e, nelle ultime settimane, sono proseguite le audizioni dei soggetti interessati.

Attualmente l’articolo 1, comma 910, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, impone dal 1° luglio 2018 il pagamento delle retribuzioni con strumenti tracciabili. La proposta di legge A.S. 763 – di iniziativa della senatrice Elena Murelli (Lega) e altri – modifica tale disposizione prevedendo che il bonifico sia effettuato esclusivamente su un conto intestato al lavoratore, escludendo i conti cointestati.

Cosa prevede la proposta di legge

L’obiettivo del provvedimento è garantire che l’importo netto visibile in busta paga venga accreditata esclusivamente su un conto corrente intestato al lavoratore, evitando che lo stipendio confluisca su un conto condiviso con altre persone.

Secondo i promotori della misura, questa soluzione rappresenterebbe uno strumento ulteriore per contrastare la cosiddetta violenza economica, cioè quelle situazioni nelle quali una persona viene privata della possibilità di gestire liberamente il proprio denaro, spesso all’interno di relazioni familiari o di coppia. La proposta si inserisce in un più ampio pacchetto di disegni di legge dedicati alla disciplina dei conti correnti e alla tutela dei clienti bancari.

Chi potrebbe essere interessato

Se il testo fosse approvato nella formulazione attuale, i lavoratori che oggi ricevono lo stipendio su un conto cointestato dovrebbero comunicare al datore di lavoro un nuovo IBAN riferito a un conto intestato esclusivamente a loro.

Per molti dipendenti ciò significherebbe essere obbligati ad aprire un nuovo conto corrente, sostenendo eventuali costi di gestione e modificando le coordinate bancarie già utilizzate da anni.

Le critiche di Confartigianato e CNA

Durante l’audizione davanti alla Commissione del Senato, Confartigianato Imprese e CNA hanno dichiarato di condividere pienamente la finalità della proposta, ossia il rafforzamento dell’autonomia economica delle donne e il contrasto alla violenza di genere.

Secondo le due Confederazioni, tuttavia, lo strumento scelto rischia di produrre effetti opposti rispetto a quelli auspicati.

Da un lato, infatti, limiterebbe la libertà dei lavoratori che hanno scelto legittimamente di utilizzare un conto cointestato, costringendoli ad aprire un ulteriore rapporto bancario. Dall’altro, introdurrebbe nuovi adempimenti per le imprese.

Il nodo dei controlli a carico delle aziende

Uno degli aspetti più contestati riguarda il ruolo attribuito ai datori di lavoro. La proposta di legge prevede infatti che le aziende verifichino che il conto indicato dal dipendente sia intestato esclusivamente a quest’ultimo.

Per Confartigianato e CNA si tratta di un controllo che il datore di lavoro non è materialmente in grado di effettuare, poiché le informazioni sulla titolarità dei conti correnti sono nella disponibilità esclusiva degli istituti di credito.

Per questo motivo le Confederazioni chiedono che, qualora il Parlamento confermasse l’obbligo, venga introdotta una clausola di salvaguardia: il lavoratore dovrebbe dichiarare sotto la propria responsabilità che il conto è esclusivamente intestato a lui e comunicare eventuali successive variazioni, con il conseguente esonero del datore di lavoro da responsabilità e possibili sanzioni. La posizione è stata illustrata nel corso dell’audizione parlamentare dedicata ai disegni di legge sui conti correnti.