Pensioni, a Settembre Continuano i Tagli dell’INPS: Chi Riceverà Meno Soldi

Per alcuni pensionati la sorpresa potrebbe essere già arrivata con il cedolino di agosto. Per altri, invece, sarà il pagamento di settembre 2026 a mostrare un assegno più basso.

Non si tratta di un nuovo taglio delle pensioni e non riguarda tutti i pensionati. L’INPS sta applicando una trattenuta temporanea del 5% a una platea precisa: i titolari di prestazioni collegate al reddito che non hanno comunicato i redditi relativi al 2022 entro i termini della campagna RED. I dettagli saranno visibili presto sui Cedolini in via di pubblicazione.

La trattenuta è stata prevista sui ratei di agosto e settembre e l’Istituto ha fissato una scadenza importante per evitare conseguenze molto più pesanti. A stabilirlo è il messaggio INPS n. 2394 del 17 luglio 2026. Vediamo meglio.

Pensione settembre più bassa: perché arriva il taglio del 5%

Il meccanismo è abbastanza semplice. L’INPS ha disposto una trattenuta pari al 5% dell’imponibile pensionistico lordo del mese di luglio 2026. La somma viene trattenuta sui pagamenti di agosto e settembre.

Questo significa che chi è interessato dalla misura può aver già visto una pensione più bassa ad agosto e ritrovarsi con una seconda trattenuta anche sul cedolino di settembre.

La dicitura da cercare nel cedolino è “Trattenuta per mancata comunicazione reddito art. 35, comma 10-bis, D.L. n. 207/2008”.

L’INPS ha previsto questa procedura nell’ambito della campagna RED 2023, relativa ai redditi del 2022, conclusa il 31 marzo 2025. Per chi non ha presentato la dichiarazione reddituale nonostante il sollecito, la trattenuta rappresenta una sospensione della prestazione e un’ultima possibilità per regolarizzare la propria posizione.

Chi rischia di avere una pensione più bassa a settembre

Il provvedimento non interessa tutte le pensioni. Sono coinvolti i pensionati titolari di prestazioni collegate al reddito, cioè quelle per le quali il diritto o l’importo dipendono dalla situazione reddituale del beneficiario.

Tra le prestazioni interessate possono rientrare, a seconda dei casi, integrazioni al trattamento minimo, maggiorazioni sociali, quattordicesima e altre prestazioni il cui riconoscimento è subordinato alla verifica dei redditi.

Il punto decisivo non è quindi semplicemente quanto si prende di pensione, ma il fatto di ricevere una prestazione collegata al reddito e di non aver comunicato all’INPS le informazioni reddituali richieste.

La campagna interessata è quella relativa ai redditi dell’anno 2022, per i quali la raccolta delle dichiarazioni si è conclusa il 31 marzo 2025.

Di quanto può diminuire la pensione di settembre

Come anticipato, la trattenuta è del 5% dell’imponibile pensionistico lordo di luglio 2026.

Per capire l’effetto concreto, basta fare qualche esempio. Su un imponibile lordo di 1.000 euro, il 5% corrisponde a 50 euro. La stessa trattenuta viene applicata sui ratei di agosto e settembre, per un totale di 100 euro nei due mesi. Su un imponibile lordo di 800 euro, invece, la trattenuta mensile sarebbe di 40 euro.

Non bisogna però confondere questa trattenuta con una riduzione definitiva della pensione. Il meccanismo previsto dall’INPS è legato alla mancata comunicazione dei redditi e serve a sospendere la prestazione in attesa della regolarizzazione.

Il termine del 15 settembre per evitare la revoca

La trattenuta del 5% è però soltanto la prima conseguenza della mancata dichiarazione. Il vero punto da non perdere è la scadenza del 15 settembre 2026. Entro questa data il pensionato interessato deve regolarizzare la propria posizione presentando la dichiarazione reddituale richiesta dall’INPS.

Se la scadenza viene superata senza adempiere, l’Istituto procederà alla revoca definitiva della prestazione collegata al reddito e al recupero delle somme eventualmente corrisposte e risultate non dovute per il 2022.

Pensioni fino a 100 euro: niente trattenuta, ma attenzione alla revoca

C’è poi un caso particolare che può trarre in inganno. Per le pensioni di importo mensile non superiore a 100 euro, l’INPS non applica la trattenuta del 5%. Questo, però, non significa che il pensionato sia escluso dalla procedura.

Il messaggio n. 2394 chiarisce espressamente che, se la dichiarazione reddituale non viene presentata entro il 15 settembre 2026, la revoca può essere disposta anche nei confronti dei titolari di pensioni fino a 100 euro mensili.

In altre parole, l’assenza del taglio ad agosto e settembre non equivale a una regolarizzazione automatica.

Pensione settembre, cosa controllare subito

Per chi teme una pensione più bassa a settembre, i controlli da fare sono quindi pochi ma importanti:

  • prima di tutto bisogna verificare il cedolino di agosto e controllare se compare la trattenuta del 5%;
  • poi è utile verificare le comunicazioni presenti in MyINPS e accertare se risulta ancora da presentare la dichiarazione reddituale relativa al 2022;
  • infine, se si è interessati dalla procedura, bisogna intervenire entro il 15 settembre 2026.

Il rischio, infatti, non è soltanto quello di avere un assegno più leggero per due mesi. Se la posizione non viene regolarizzata, l’INPS può arrivare alla revoca definitiva della prestazione collegata al reddito e al recupero delle somme non dovute.

Per questo, chi ha visto una pensione più bassa ad agosto farebbe bene a non aspettare il prossimo accredito: il cedolino di settembre potrebbe contenere la seconda trattenuta, ma il termine per evitare conseguenze più gravi è fissato al 15 settembre.