Gli aumenti del nuovo CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027 sono finalmente arrivati negli stipendi di docenti e ATA. Ma proprio mentre il personale della scuola comincia a vedere gli effetti del rinnovo contrattuale, torna a pesare con forza una delle spese più difficili da evitare per chi deve recarsi ogni giorno al lavoro: il carburante.
Il 22 agosto 2026 il prezzo medio nazionale della benzina self sulla rete stradale italiana ha raggiunto 2,008 euro al litro, mentre in autostrada si sale a 2,085 euro. Il gasolio è ancora più caro: 2,128 euro sulla rete ordinaria e 2,200 euro in autostrada.
Un problema che riguarda in particolare quei docenti che, per completare l’orario di servizio, devono spostarsi tra più plessi o più scuole, talvolta anche in comuni differenti. Per loro una parte significativa dell’aumento contrattuale rischia concretamente di essere assorbita dal maggiore costo degli spostamenti.
Il nuovo contratto ha aumentato gli stipendi della Scuola
Il CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027 è stato sottoscritto definitivamente il 1° luglio 2026 e ha previsto nuovi incrementi degli stipendi tabellari di docenti e ATA.
Per un docente laureato della scuola secondaria, ad esempio, l’incremento tabellare rideterminato dal 1° gennaio 2026 parte da 83,23 euro lordi mensili nella fascia iniziale. Dal 2027 lo stesso incremento arriverà a 119,24 euro. Gli importi crescono con l’anzianità.
Naturalmente si tratta di aumenti lordi.
Ciò che arriva effettivamente nelle tasche del lavoratore è inferiore per effetto dei contributi e della tassazione.
Ed è proprio confrontando il maggiore netto mensile con le spese sostenute per andare a lavorare che emerge il problema.
Benzina oltre 2 euro: quanto costa andare a scuola
Il dato ufficiale del MIMIT fotografa bene la situazione: 2,008 euro al litro per la benzina self sulla rete stradale al 22 agosto.
Facciamo un esempio molto semplice.
Un insegnante che utilizza un’automobile che percorre mediamente 15 chilometri con un litro e deve percorrere 50 chilometri al giorno tra andata, ritorno ed eventuali spostamenti tra plessi consuma circa 3,3 litri.
Con la benzina a circa 2 euro significa spendere oltre 6,60 euro al giorno soltanto di carburante.
Su 20 giorni di servizio diventano circa 133 euro al mese.
E nel calcolo non abbiamo inserito manutenzione, pneumatici, assicurazione, bollo e deprezzamento dell’automobile.
È evidente quindi come, per chi è costretto a percorrere molti chilometri, l’aumento contrattuale possa essere interamente assorbito dal costo della mobilità.
Il problema dei docenti che lavorano su più plessi
La questione diventa ancora più evidente per gli insegnanti che hanno una cattedra articolata su più sedi.
Non sempre, infatti, la giornata lavorativa di un docente significa semplicemente raggiungere la scuola al mattino e tornare a casa alla fine delle lezioni.
Ci sono docenti che devono spostarsi da un plesso all’altro durante la stessa giornata, oppure lavorare in istituti situati in comuni differenti.
In queste situazioni l’automobile diventa spesso indispensabile, soprattutto nei territori nei quali il trasporto pubblico non consente di rispettare gli orari delle lezioni.
Il costo del carburante assume quindi le caratteristiche di una vera e propria spesa necessaria per poter lavorare.
E più aumenta la benzina, minore diventa il beneficio reale derivante dall’aumento dello stipendio.
L’aumento contrattuale può essere neutralizzato dal pieno
Il problema non è il valore nominale dell’aumento, ma il suo potere d’acquisto reale.
Prendiamo ancora il caso di un lavoratore che percorra 1.000 chilometri al mese per esigenze legate agli spostamenti casa-lavoro e tra le diverse sedi.
Con un consumo medio di 15 km/l servono circa 67 litri di benzina.
Al prezzo attuale di 2,008 euro al litro significa una spesa di circa 134 euro al mese.
Per chi percorre 1.500 chilometri, la sola benzina supera invece i 200 euro mensili.
Sono cifre che permettono di comprendere perché molti lavoratori della scuola possano percepire gli aumenti contrattuali come insufficienti rispetto all’incremento complessivo del costo della vita.
In Europa l’Italia resta tra i Paesi più cari
Anche il confronto europeo aiuta a capire il peso della spesa sostenuta dagli automobilisti italiani.
I valori cambiano continuamente e quelli riportati di seguito devono quindi essere considerati indicativi, come confronto tra i livelli medi della benzina Euro 95 nei principali Paesi europei nel periodo di agosto.

Per l’Italia il dato è aggiornato al 22 agosto 2026 sulla base della rilevazione ufficiale MIMIT; per gli altri Paesi i valori rappresentano un confronto indicativo delle medie nazionali e possono variare anche sensibilmente tra distributori, zone e rete autostradale.
Il vero aumento è quello che resta dopo le spese
Il nuovo CCNL rappresenta certamente un recupero economico importante dopo l’attesa per il rinnovo. Ma il valore dell’aumento non può essere valutato soltanto leggendo la cifra lorda riportata nelle tabelle contrattuali.
Per capire quanto è aumentato davvero lo stipendio, bisogna guardare ciò che rimane al lavoratore dopo tasse, contributi e soprattutto dopo l’aumento delle spese necessarie per vivere e lavorare.
Per molti docenti pendolari, e ancora di più per quelli costretti a raggiungere più plessi scolastici, il carburante rappresenta una delle voci più pesanti.
Con la benzina che ha superato nuovamente la soglia dei 2 euro al litro, una parte consistente degli aumenti appena conquistati rischia quindi di avere una destinazione molto semplice: non il conto corrente del lavoratore, ma il serbatoio dell’automobile.




