Il nuovo bonus carburante destinato ai lavoratori dipendenti è ancora in fase di definizione. Il Governo deve stabilire platea, modalità di erogazione e soprattutto valore dell’aiuto. Al momento non esiste quindi un importo ufficiale e qualsiasi cifra deve essere considerata una previsione. Quel che si sa è che arriverà dopo il 5 settembre, all’indomani della scadenza del taglio delle accise sul gasolio.
Quanto all’importo in erogazione, mettendo insieme gli elementi disponibili e soprattutto guardando al precedente più vicino, è possibile individuare una soglia di riferimento: 200 euro per lavoratore. E non è escluso che alla fine il Governo possa decidere di andare anche oltre.
Il precedente del Governo Draghi: 200 euro
Il punto di partenza è quanto accaduto nel 2022, nel pieno della crisi energetica e dell’impennata dei prezzi alla pompa. Il Governo guidato da Mario Draghi introdusse un’agevolazione che consentiva ai datori di lavoro privati di riconoscere ai propri dipendenti buoni benzina fino a 200 euro, senza far concorrere quella somma alla formazione del reddito.
Quel precedente pesa inevitabilmente sul confronto politico attuale.
Sarebbe infatti difficile immaginare che il Governo guidato da Giorgia Meloni, che all’epoca era all’opposizione e fortemente critica nei confronti dell’Esecutivo Draghi, presenti oggi un intervento contro il caro carburanti di valore inferiore a quello introdotto quattro anni fa. Anche perchè l’elettorato del centro-destra non lo capirebbe, a pochi mesi dalle elezioni politiche (si vota nel 2027).
Da qui la possibilità che 200 euro rappresentino una sorta di soglia minima politica di riferimento, oppure che l’Esecutivo scelga addirittura una cifra superiore. Si tratta, è bene ribadirlo, di una proiezione e non di una decisione già assunta.
Bonus carburante, resta da decidere chi lo riceverà
La questione dell’importo è soltanto una parte della partita. Come riferiscono i principali quotidiani, all’interno della maggioranza è ancora aperto il confronto sulla platea da coinvolgere e sul modo in cui incentivare le imprese a riconoscere concretamente il beneficio.
L’ipotesi è quella di far transitare il bonus attraverso i datori di lavoro, accompagnando l’operazione con strumenti fiscali che rendano conveniente l’erogazione. Tra le possibilità allo studio figurano una maggiore deduzione del costo oppure un credito d’imposta. In pratica il datore di lavoro eroga e poi recupera, scaricando completamente il costo. In questo modo si eviterebbero le diffidenze da parte aziendale.
Per milioni di lavoratori dipendenti, quindi, bisognerà attendere le decisioni definitive del Governo. Ma se il parametro politico sarà quello del precedente Draghi, l’asticella potrebbe essere collocata almeno a 200 euro.
Scendere sotto questa cifra significherebbe infatti mettere in campo un aiuto nominalmente inferiore a quello previsto nel 2022. Ed è proprio per questo che, pur in assenza di qualsiasi ufficialità, la fascia dei 200 euro o superiore appare oggi una delle ipotesi da tenere maggiormente in considerazione.




