Stop agli Scioperi del Venerdì (bersagliati dal Governo): firmata l’Intesa

Con la firma dell’accordo di pace tra Israele e Hamas del 9 ottobre 2025 su Gaza, si apre una nuova fase per il Medio Oriente ma anche, indirettamente, per le mobilitazioni sindacali in Italia, che hanno percussioni su lavoratori e imprese. Dopo settimane di scioperi, cortei (anche improvvisi) e manifestazioni, la tregua raggiunta nella Striscia di Gaza pone fine – almeno per ora – a una stagione di forte partecipazione dei lavoratori e degli studenti italiani, mobilitati per chiedere la fine del conflitto e l’apertura di corridoi umanitari.

Dalle piazze italiane alla tregua a Gaza

Nel mese di settembre e nei primi giorni di ottobre, diverse sigle sindacali – tra cui USB, Cgil, Sì Cobas e altre sigle del sindacalismo autonomo – avevano proclamato scioperi di solidarietà con la popolazione palestinese. Lo sciopero politico e di solidarietà è una forma di protesta ammesso dalla nostra Costituzione. La giornata del 3 ottobre aveva visto un’adesione ampia, con migliaia di lavoratori, insegnanti e studenti scesi in piazza per chiedere il cessate il fuoco immediato e la fine del genocidio a Gaza.

Quelle manifestazioni avevano rappresentato non solo una presa di posizione politica ma anche un momento di consapevolezza collettiva, che aveva unito mondi del lavoro e società civile in una mobilitazione senza precedenti per una causa internazionale.

L’accordo di pace cambia lo scenario

L’intesa firmata il 9 ottobre prevede un cessate il fuoco totale e immediato, il ritiro graduale delle forze israeliane, il rilascio di ostaggi e prigionieri e l’apertura di corridoi umanitari con almeno 400 camion di aiuti al giorno diretti nella Striscia. Inoltre, è stato stabilito un piano per la stabilizzazione della regione e la creazione di una forza internazionale di sicurezza.

I sindacati: stop agli scioperi per Gaza

Con il raggiungimento della tregua cade – almeno per ora – lo stato di agitazione proclamato dalle sigle sindacali italiane. Per il momento dunque non saranno più proclamati scioperi o manifestazioni legate al conflitto: l’obiettivo dello stop ai bombardamenti e le violenze è stato raggiunto. Ora serve vigilare sul rispetto dell’accordo e sulla distribuzione degli aiuti umanitari, è evidente.

Anche le iniziative della Flotilla, nate per rompere l’assedio e portare aiuti a Gaza, dovrebbero cessare, visto che l’intesa garantisce l’ingresso dei convogli umanitari. E di conseguenza anche gli scioperi connessi alle vicende degli attivisti imbarcati.

Resta naturalmente aperto lo spazio per le mobilitazioni sindacali su temi sociali e contrattuali, ma il venerdì non sarà più il giorno simbolo delle proteste “per Gaza”. Gli scioperi del venerdì erano stati bersagliati duramente da Giorgia Meloni e Matteo Salvini, che li avevano definiti “strumentali” e “irresponsabili”, accusando i sindacati di danneggiare lavoratori e cittadini.