La crisi energetica legata al conflitto in Medio Oriente e al blocco delle forniture ha riportato il lavoro da remoto al centro delle politiche europee. Negli ultimi giorni, la Commissione UE sta valutando misure concrete per ridurre i consumi, tra cui l’introduzione di almeno un giorno di smart working a settimana nelle aziende dove è possibile. La notizia era nell’aria già da settimane e si attendeva solo l’ufficialità.
L’obiettivo non è più organizzativo ma energetico: tagliare gli spostamenti quotidiani e ridurre il consumo di carburanti. I prezzi di gas e petrolio sono aumentati rispettivamente fino al 70% e al 50%, spingendo Bruxelles a chiedere azioni immediate e coordinate agli Stati membri. Vediamo cosa può succedere il 22 aprile.
Meno auto e più lavoro da casa: la linea europea e appuntamento al 22 aprile
Le indicazioni UE si inseriscono nel pacchetto anti-crisi che punta a ridurre la domanda energetica. Tra le misure principali c’è proprio il ricorso strutturale al lavoro agile.
Non a caso, sia la Commissione europea sia l’Agenzia internazionale dell’energia stanno spingendo per:
- riduzione degli spostamenti privati;
- limitazione dei viaggi;
- incremento del lavoro da remoto come misura immediata.
Il 22 aprile la Commissione europea presenta il piano anti-crisi energetica “AccelerateEU”. Tra le misure previste c’è proprio lo smart working almeno un giorno a settimana, trasporti scontati e riduzione consumi. Non è un obbligo, ma una raccomandazione agli Stati, che potranno introdurre misure concrete se la crisi peggiora. Ma è chiaro che il Governo italiano non potrà sottrarsi alle indicazioni, anche per la crisi che sta attraversando il settore trasporti, il rischio di fermo totale di merci e logistica.
La decisione si aggiungerà a quella già presa nella nostra penisola nelle scorse settimane. In alcuni scenari si parla anche di modelli più estesi, fino a 2-3 giorni settimanali, soprattutto nei settori amministrativi.
Dove lo smart working è già totale o quasi
Parallelamente, alcune realtà lavorative del settore pubblico e privato – soprattutto nei servizi digitali e nella consulenza – hanno già adottato modelli full remote o quasi totali, come evidenziato anche da esperienze riportate negli ultimi giorni da TuttoLavoro24.it.
In questi casi, la presenza in ufficio è ridotta al minimo e limitata a riunioni strategiche. Il lavoro agile diventa così uno strumento strutturale, non più emergenziale.
Il quadro che emerge è chiaro: mentre l’Europa spinge verso almeno un giorno obbligatorio di smart working per ragioni energetiche, in Italia si va verso un possibile ritorno massiccio al lavoro da remoto, ma solo in presenza di una crisi più acuta. Il 22 aprile sarà presa a Bruxelles una decisione definitiva che indicherà la rotta.




