La fase delle domande si è chiusa il 31 marzo. Ora, tra aprile e maggio, si apre un passaggio decisivo: verifica degli elenchi agricoli già chiusa, i controlli dell’INPS e calcolo delle somme spettanti. È proprio in questa fase che emergono gli errori più frequenti, quelli che possono far perdere anche centinaia o migliaia di euro.
Giornate non registrate: il problema nasce qui
Il punto centrale è uno: l’INPS considera solo le giornate presenti nei propri archivi. Non conta quanto si è lavorato realmente, ma quanto risulta ufficialmente dichiarato.
Per accedere alla prestazione servono almeno 102 giornate nel biennio 2024-2025. Se anche solo una parte di queste non è stata comunicata correttamente dal datore, il rischio è concreto: esclusione dalla disoccupazione agricola.
Per questo motivo era fondamentale controllare entro il 15 aprile gli elenchi annuali pubblicati: sono la base su cui viene calcolato tutto.
Lavoro irregolare e contributi mancanti
Un altro nodo critico riguarda il lavoro non regolarizzato. In molti casi le giornate lavorate non vengono registrate o vengono dichiarate in ritardo.
Questo incide direttamente sui requisiti. Senza contributi, quelle giornate non esistono ai fini della prestazione. Il risultato è una perdita totale del diritto oppure una riduzione significativa delle giornate indennizzate.
È un problema strutturale del settore, ma con effetti immediati sul pagamento.
Contratti a chiamata e giornate non garantite
Nel lavoro agricolo è molto diffuso il contratto a tempo determinato “a chiamata”. Questo significa che il lavoratore viene impiegato solo quando serve.
Se nel contratto non è indicato un minimo di giornate garantite (ad esempio 51 o 102), il rischio è di non raggiungere la soglia necessaria. Anche lavorando per più aziende, si può restare sotto il requisito.
Importo finale: perché può essere più basso del previsto
Chi ha diritto alla prestazione deve comunque prestare attenzione all’importo. La disoccupazione agricola non funziona come la NASpI: non è mensile e si basa sulle giornate non lavorate nell’anno precedente.
La disoccupazione agricola è pari al 40% della retribuzione di riferimento, ma su questo importo viene applicata una trattenuta del 9% a titolo di contributo di solidarietà. Questa riduzione si applica solo fino a un limite massimo di giornate indennizzabili (generalmente 150). Oltre questa soglia, la trattenuta non si applica più, aumentando leggermente l’importo netto. Errori nelle giornate o nelle retribuzioni dichiarate comportano un assegno più basso. Per questo controllare i dati prima del pagamento è decisivo.

