Statali, la Pensione Anticipata con Ape Sociale Spetta Anche ai Dipendenti Pubblici

Una sentenza destinata a fare discutere chiarisce un punto importante sull’accesso all’Ape Sociale: anche i dipendenti statali possono ottenere la pensione anticipata prevista dalla misura, purché siano presenti i requisiti richiesti dalla legge.

La decisione arriva dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, che ha accolto il ricorso di un lavoratore casertano contro il rigetto dell’INPS. Una pronuncia che potrebbe aprire la strada ad altri casi simili, soprattutto per quei lavoratori del settore pubblico che negli anni si sono visti negare il beneficio previdenziale.

Il caso del dipendente pubblico che ha fatto ricorso contro l’INPS

La vicenda nasce dalla domanda presentata da un cittadino di Caserta all’INPS per ottenere la verifica dei requisiti di accesso all’Ape Sociale. L’Istituto previdenziale aveva però respinto la richiesta, sostenendo che il lavoratore non possedesse i requisiti necessari per accedere alla misura.

Il cittadino ha deciso di impugnare il provvedimento davanti al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Nel corso del giudizio l’INPS ha chiesto il rigetto del ricorso, sostenendo non solo l’assenza dei requisiti previsti dalla normativa, ma anche avanzando un’eccezione di compensazione per presunti crediti vantati nei confronti del lavoratore.

Il Giudice, però, ha accolto integralmente il ricorso, riconoscendo il diritto del cittadino a beneficiare dell’Ape Sociale dalla data della domanda.

Ape Sociale agli statali, cosa ha chiarito il Tribunale

Il punto centrale della sentenza riguarda l’interpretazione del requisito della disoccupazione.

Secondo il Tribunale, per ottenere l’Ape Sociale non è necessario aver percepito l’indennità di disoccupazione. Ciò che conta è lo stato di disoccupazione effettivo, insieme agli altri requisiti anagrafici e contributivi previsti dalla legge (almeno 63 anni e 5 mesi o almeno 30 anni di contributi).

Si tratta di un chiarimento molto importante perché negli anni numerosi dipendenti pubblici si sono visti respingere le domande proprio per questo motivo. I dipendenti pubblici, infatti, per molti anni non hanno avuto accesso alla NASpI, l’indennità di disoccupazione erogata dall’INPS (oggi, invece, spetta a quelli con contratto a tempo determinato).

Il Giudice ha inoltre riconosciuto come valida la certificazione rilasciata dal Centro per l’Impiego per dimostrare lo stato di disoccupazione del lavoratore.

Respinta anche l’eccezione di compensazione avanzata dall’INPS: secondo il Tribunale non può essere applicata una compensazione “integrale, immediata e atipica” tale da cancellare il diritto alla prestazione previdenziale riconosciuta.

Perché molti dipendenti pubblici venivano esclusi dall’Ape Sociale

La questione nasce dall’interpretazione adottata dall’INPS negli ultimi anni. L’Istituto, richiamando la Circolare INPS n. 100 del 16 giugno 2017, ha interpretato il requisito della disoccupazione dell’Ape Sociale nel senso che fosse necessario aver fruito integralmente della prestazione di disoccupazione spettante.

La circolare, però, non afferma espressamente che i dipendenti statali siano esclusi dall’Ape Sociale. Il nodo riguarda piuttosto il collegamento tra stato di disoccupazione e conclusione della prestazione di disoccupazione. Nel documento dell’INPS si richiama infatti come requisito aver finito di godere della prestazione per la disoccupazione spettante da almeno tre mesi. Proprio questa interpretazione ha portato, nella pratica, all’esclusione di molti lavoratori del pubblico impiego, poiché, come detto sopra, per lungo tempo i dipendenti pubblici non erano destinatari della NASpI.

La sentenza del Tribunale campano, invece, chiarisce che il diritto all’Ape Sociale non può essere negato solo perché il lavoratore non ha percepito un’indennità di disoccupazione.

Una decisione che può avere effetti su altri lavoratori statali

La pronuncia rappresenta un precedente significativo per molti dipendenti pubblici che si trovano in situazioni analoghe. Il Tribunale ha infatti ribadito che l’accesso all’Ape Sociale deve essere valutato sulla base dei requisiti previsti dalla legge e non attraverso interpretazioni restrittive che finiscono per escludere intere categorie di lavoratori. Come gli statali, appunto.

Per questo motivo la decisione potrebbe diventare un punto di riferimento per altri dipendenti pubblici che in passato hanno ricevuto un diniego dall’INPS e intendono verificare la possibilità di far valere il proprio diritto alla pensione anticipata.