Godere di aumenti in busta paga dovrebbe essere sempre una buona notizia. Ma per alcune famiglie potrebbe trasformarsi in un problema. Con le nuove regole previste dal Piano casa, infatti, chi ottiene un alloggio sociale dovrà continuare a rispettare determinati limiti di reddito anche negli anni successivi all’assegnazione. E se la situazione economica migliora troppo, il rischio è concreto: perdere il canone agevolato oppure dover lasciare la casa.
Una situazione che sta già facendo discutere, soprattutto per il possibile effetto “trappola della povertà”: la paura di guadagnare di più e perdere un beneficio importante.
Il Piano casa punta anche alle famiglie escluse dalle case popolari
Le nuove misure non sono pensate soltanto per chi vive in condizioni di forte disagio economico. Tra i destinatari del Piano casa ci saranno anche famiglie con ISEE superiore ai limiti previsti per l’edilizia popolare, ma che comunque non riescono a sostenere gli affitti del mercato libero.
L’obiettivo è aumentare gli alloggi a prezzi accessibili attraverso programmi di edilizia integrata: una parte delle abitazioni sarà venduta o affittata a prezzi normali, mentre un’altra parte sarà riservata all’edilizia sociale con canoni calmierati.
Gli sconti sugli affitti possono arrivare fino al 33% in meno rispetto ai prezzi di mercato.
Chi può ottenere gli alloggi sociali
Le abitazioni saranno destinate a cittadini italiani, europei ed extra UE con permesso di soggiorno per lavoro. Per entrare negli alloggi agevolati bisognerà rispettare precisi requisiti economici e reddituali (serve però che l’ISEE sia sopra ai 20.000 euro, quindi
sopra il limite di reddito necessario per poter accedere alle case popolari, soglia che varia da regione a regione).
Ma il vero nodo è un altro: questi requisiti non serviranno solo all’inizio. Chi ottiene la casa dovrà continuare a rimanere entro determinati limiti anche negli anni successivi.
Ed è proprio qui che nasce il problema per molti lavoratori.
Con aumenti in busta paga si rischia di perdere il canone agevolato
Le regole previste dal Piano casa parlano chiaro. Se nei due anni consecutivi all’assegnazione dell’alloggio l’inquilino supera i requisiti economici richiesti, scatteranno conseguenze pesanti.
Ci saranno infatti solo due possibilità:
- lasciare l’alloggio;
- oppure restare pagando però il canone pieno di mercato.
In pratica, un aumento in busta paga, un nuovo lavoro o una situazione economica più favorevole potrebbero far saltare il beneficio ottenuto. Per molte famiglie, quindi, uno stipendio più alto rischia di essere controproducente.
Rinuncia agli aumenti: il rischio della “trappola della povertà”
È proprio questo l’aspetto che preoccupa di più esperti e associazioni. Quando un beneficio viene perso appena si supera una certa soglia di reddito, alcune persone potrebbero sentirsi penalizzate nel migliorare la propria situazione lavorativa.
Il fenomeno viene chiamato “trappola della povertà”: si teme cioè che un lavoratore possa rinunciare a
- straordinari,
- aumenti,
- o avanzamenti di carriera che garantiscono una busta paga più alta,
pur di non perdere la casa a canone calmierato.
Per chi vive già con un bilancio familiare fragile, infatti, il passaggio da un affitto agevolato a uno di mercato potrebbe avere un impatto molto pesante.
Affitti calmierati per 30 anni, ma con controlli continui
Il Piano casa prevede che gli immobili destinati all’edilizia sociale restino vincolati agli affitti calmierati per 30 anni. Questo però non significa che l’inquilino manterrà automaticamente il beneficio per tutto il periodo.
I controlli sui requisiti economici, infatti, continueranno nel tempo e la permanenza nell’alloggio dipenderà anche dall’evoluzione del reddito familiare. Per questo motivo, una misura nata per aiutare chi non riesce ad accedere al mercato libero rischia di creare nuove difficoltà proprio a chi prova a migliorare la propria condizione economica.




